venerdì 30 maggio 2014

""CON UN GRANO DI SALE""


-“”allargare l’area dei perché è un esercizio arricchente, porsi quesiti, richiede, se non addirittura esigere, risposte … aiuta a riflettere, a capire, a mettersi in discussione, a cambiare”” (questo è quanto afferma M.R. Parisi in l’alfabeto dei sentimenti).

La consapevolezza della propri complessità  si realizza attraverso le domande che si ci pone, “” è legata alla capacità di praticare l’arte filosofica dell’interrogare e dell’interrogarsi””.  Si cresce di perché in perché di domanda in domanda, e  gli interrogativi ci aiutano a prendere consapevolezza del sé.

Chiedersi e voler sapere è un atteggiamento che esprime l’intenzione di esserci, di partecipare direttamente al processo di soluzione del problema. È un atteggiamento che libera da un pensiero immobilizzante. Interrogare i propri nodi, ovvero cercare di capire come mai si reagisce ad una sollecitazione piuttosto che ad un’altra, o cercare di capire le ragioni interiori invece di quelle esteriori è un modo per approdare ai piani superiori della consapevolezza. Ognuno di noi è responsabile di se stesso, ed essere responsabili è un compito che reclama la propria natura, il nemico più subdolo  di questo compito è la rassegnazione, la resa, ritiro innaturale dell’agone della vita.  


“”Cum grano salis””  (con un grano di sale), ecco come gli antichi latini misuravano il buon senso  dei loro comportamenti, e con quanta avvedutezza affrontavano le vicende della vita. Quindi, fare lo spettatore nella recita della propria vita significa non andare in scena, cioè significa non percorrere la strada che porta al proprio benessere.
Con questo voglio concludere con una frase di A. De Mello: -“”l’unica tragedia al mondo è la mancanza di consapevolezza””.


mercoledì 28 maggio 2014

IL GATTO E L'ARCOBALENO



Sta passando la tempesta. uscendo il sole..
certo il cielo non è sgombro ancora di nuvole..
ma quel gatto osserva l'arcobaleno..
fermo..sta capendo che non c'è pioggia che distrugga,
né temporali che non finiscono... 
che anche le tempeste sono possibilità...
regalano cose belle... un arcobaleno...colori perfetti 
che cambiano la visione della vita...
un dono di luce...
proprio mentre sembrava che fosse finito tutto.

domenica 25 maggio 2014

LA SALUTE ... ""UN BENE EFFIMERO""



E una donna disse: “”parlaci del dolore””
Ed egli rispose: “”il dolore è la rottura delll’involucro che racchiude la vostra comprensione””
(Gibran, il profeta)


Comincio questo post con il darvi una bella sferzata alle vostre credenze irrazionali, e sicuramente qualcuno mi darà del matto, o mi definirà psicopatico. ma avete mai messo in discussione questa affermazione?

 “”la salute è la cosa più importante””

La cosa più importante non è la salute in sé ma è la capacità di associarla alla felicità. Potremmo cadere in contraddittorio, vero se non hai la salute, non potrai essere felice, ma chi di noi vorrebbe vivere anni nell’infelicità?  La cosa più importante non è la salute in sé ma è la capacità di associarla alla felicità. La salute ci serve se ci permette di fare cose significative, ma in se stessa non significa assolutamente nulla.

In un certo senso  è da stupidi dare tanta importanza a qualcosa che senza ombra di dubbio siamo destinati a perdere. Da quando raggiungiamo la maturità fisica, praticamente dopo l’adolescenza, cominciamo a perdere colpi. Si abbassa la vista, fa male la schiena, perdiamo con molto rammarico vigore sessuale, e prima o poi, tutti saremo chiamati a passare a miglior vita.


 Allora io vi chiedo perché preoccuparsi tanto?

sabato 24 maggio 2014

NEL MIO VORTICE!!!



Ormai si vive in un mondo stressante e non è assolutamente detto che l’oggi sia una ripetizione del domani, e il futuro non sarà più quello di una volta. Si rimane sempre più spesso imbrigliati nel vortice del cambiamento e dell’attesa in ricordo di quei bei vecchi tempi, ma sarà veramente possibile?

Non occorre quindi sentirsi stanchi e stressati o semplicemente comuni, ma devo ottenere il meglio dal mondo che è in rapido cambiamento, imparare a saper fare fruttare le opportunità e cercare per me stesso un futuro migliore di quello che oggi sto vivendo.

La parola adesso ha assunto un ruolo importante nella mia vita, quello che voglio sapere è cosa faro oggi, e non pensare alla vita passata o preoccuparmi del futuro, altrimenti l’ossessione di quello che poteva essere o quello che potrà diventare attanaglierà il mio cervello.

Sono perfettamente consapevole che dal passato si può trarre vantaggio e sono anche convinto che sia opportuno crearsi una visione del futuro, inseguire i propri sogni mi fa stare bene e sapere esattamente la direzione che devo dare alla mia vita, mi da la carica per andare avanti.

Pero ho imparato anche a vivere pienamente il mio presente, anche perche ho sperimentato di prima mano quello che succede se mi lascio ancora imprigionare dal mio passato o dal vivere a pieno il futuro; e quindi l’unico modo per vivere a pieno la vita e accettare attimo dopo attimo ogni istante della propria esistenza e viverlo al massimo con la consapevolezza che non saprai mai se domani potrai riviverlo.

Mi piace vivere. A volte mi sono sentita terribilmente,
disperatamente, acutamente male, affrancata dal dolore,
ma in mezzo a tutto questo, tutto quello che continuo a
sapere con la massima certezza è che il solo fatto di

essere vivi è una gran cosa.                                                           Agatha Christie

venerdì 23 maggio 2014

LA PASSIONE E LA MALINCONIA



Un noto proverbio dice: chi trova un amico, trova un tesoro. In queste poche parole, dettate dalla saggezza popolare, è racchiusa una grande verità, infatti, l’amicizia quando è vera e disinteressata, si può considerare un tesoro dal valore inestimabile.

Voglio dedicare questo post ad una mia cara amica, che ultimamente non attraversa un periodo felice. Anche se non ho il piacere di conoscerla   personalmente,  è una delle poche persone conosciute in rete alla quale mi sono affezionato, raramente condivido sentimenti e stati d’animo, ma con lei è qualcosa di speciale. Sarà il fatto che quando l’ho conosciuta sembrava una donna indifesa e spaventata, ma da allora ad oggi, sotto i ponti è passata tanta di quell’acqua che mi sembra di conoscerla da una vita, tanto da definirci fratelli. ….

Sogni, mondi che ognuno fa nascere nella propria mente, sacrificati nell’incontro con la realtà, spesse volte deludente e mortificante. Eppur sempre i sogni ci accompagnano per darci la possibilità di affrontare il quotidiano.
Hai sognato a lungo di cancellare tutto, di tornare ad essere come un tempo, hai immaginato di ritrovare l’uomo perduto e con lui la donna che eri diventata, ….. ma il nulla …..

Soltanto forti sentimenti albergano nella tua mente e nel tuo cuore, senti l’amore e l’odio alternarsi, susseguirsi, sopraffarti fino a lasciarti inerme e amareggiata. Cerchi la vendetta come sola possibilità di liberarti dal tuo malessere, insegui la seduzione, come unico gioco per ridare senso ad un’esistenza che appare vuota, che ha perso tutto il suo sapore.  Dentro di te sai che questo è un meccanismo perverso chi ti condurrà verso pericolosi baratri, ma una profonda ferita lo ha messo in moto e tu non sai controllarlo, non sai fermarlo. Hai voluto mascherare  il tuo dolore, con un’immagine di una donna forte e coraggiosa,  hai finto di amare per non cedere al dolore.

Solo nel momento in cui hai capito di aver perso tutto, ti sei guardata dentro, quella paura della solitudine che ti faceva sentire estremamente fragile,  pian piano sta svanedo.  Finalmente oggi dopo interminabili chiacchierate,  miste tra  argomentazioni serie e  demenziali, con coraggio,  vai alla ricerca di ciò che pulsa nel tuo animo,  riuscire a scoprire  ciò che hai dentro, timori insicurezze, ma anche  desideri,  significa riappropriarsi di sé in modo profondo.
Non voglio concludere con le solite frasi di rito …. Mi sembrano alquanto banale dirti che io ci sarò sempre e bla bla bla ….

Ma voglio concludere facendo mia una citazione: “un amico è una persona che comprende  il tuo passato, crede nel tuo futuro e ti accetta come sei””  

giovedì 22 maggio 2014

L'ESISTENZA

La coscienza di avere un corpo è una consapevolezza che non appartiene al mondo degli animali, non appartiene a un gatto o ad un cane, infatti questi obbediscono soltanto a degli imput fisiologici, mentre l’essere umano è capace di attivare comportamenti volti a prevenire l’insorgere di possibili disturbi, e di tutelare il proprio organismo non solo nel presente, ma anche nel futuro, è capace di rispettare le evoluzioni della propria natura.

“”l’esistenza, colta nel suo significato etimologico del termine, è un venir fuori, un emergere, un protendersi verso altre possibilità””.  (Gius, Cavana, la personalità). All’atto pratico questo stile si traduce in atteggiamenti che esprimono delle capacità, la prima è quella di riconoscere e di dare uno spazio di espressione ai sentimenti che pulsano interiormente pur nella loro diversità: rabbia, paura, inquietudine, ma anche gioia, fiducia, certezze, non esiste infatti un sentimento giusto o sbagliato, un sentimento che si deve vivere ed uno che si deve reprimere. La seconda è la capacità di elaborare progetti nei quali investire, nei quali dare un significato alla propria esistenza.


Ed è la percezione estrema della non vita, l’angoscia della morte, la molla che sollecita la mente ad orientarsi in direzione di determinate opportunintà-possibilità. Al di fuori di questa consapevolezza l’esistenza non si sviluppa, perché solo vivendoli si ha consapevolezza e quindi slancio e consistenza.

""DELUSIONE""

La delusione è uno smacco avvilente, è una ferita al proprio orgoglio, lascia una traccia profonda, perché mette in scena dal vivo una delle più antiche paure radicate nell’animo umano.

Se un risultato importante non viene raggiunto, se ciò per cui abbiamo tanto sudato, ci viene negato, ecco che la delusione scatta inesorabile come la trappola di una tagliola. La sua micidiale morsa scatena un dolore bruciante, la sua avvolgente presa ci spinge sempre più verso un baratro di angosce, e la nostra prima reazione è rabbia cieca e scomposta, rimedio al quanto primitivo quasi ancestrale. La rabbia infatti è un impeto carico di energia che risucchia e occupa tutto il nostro spazio emotivo, impedendo la percezione di altri sentimenti. Questo sentimento è una disperazione totale, assoluta … un’angoscia che ci segue come un’ombra per tutta la vita.


La prima considerazione che mi viene da fare, è di cercare di sottrarsi in qualsiasi modo al sentimento di delusione, e a quell’atteggiamento penoso che ne deriva. Unica alternativa è prendere in mano le redini  della situazione, da comprimario bisogna diventare attore protagonista, permettendoci di arginare l’angoscia della sconfitta, inoltre circoscrivendo la portata del disagio potremmo recuperare autostima.

Parafrasando le parole di Binswanger  (melanconia e mania) “”una opinione non è un’idea aperta ad altre possibilità, è una certezza, una convinzione indubitabile e indiscutibile”” quindi senza ombra di dubbi l’obbiettivo imprescindibile, deve essere la conferma del proprio valore.

lunedì 19 maggio 2014

ANCHE OGGI HO FATTO QUALCOSA DI NUOVO



Man mano che continuo a sperimentare la mia vita, mi chiedo come reagirebbe un bambino!!

Cercare l’umorismo ovunque, creare ragioni per ridere ed essere sereni non soltanto sta arricchendo la mia vita ma mi ha portato a fare cose che riuscivo a fare diversi anni fa, quando la mia mente era totalmente priva di ogni forma di responsabilità, oggi invece che sono pieno mentalmente e fisicamente, capisco che riavere quegli atteggiamenti mi fa stare meglio e affrontare la vita con maggiore enfasi, e la sera riesco a guardarmi alle spalle ed essere felice per me stesso, perchè anche oggi è stata una giornata diversa, anche oggi o fatto qualcosa di nuovo.

La vita avvolte mi chiedo se può essere una seccatura?
Le avversità sono una costante naturale della vita, proprio come l’aria che respiriamo, le avversità e le tribolazioni fanno parte integrante del vivere in modo imperfetto. Ignorare tutto questo, ho capito, che sarebbe un auto-inganno. Una cosa è certa, queste situazioni rivelano la stoffa di cui sono fatto, le sofferenze mi possono fare vacillare, o costringermi a fare un passo indietro per valutare meglio le situazioni e cercare di capire che cosa posso imparare, mentre le vittorie arriveranno solo quando sarò capace di accettare che le difficoltà che sperimento non devono rovinarmi la vita. 

Anziché lamentarmi, cosa che prima era alquanto di moda, oggi ho cambiato il mio atteggiamento, dando fondo alle mie energie, sforzandomi di dare il massimo, ottenendo in molti casi più di quanto sperassi.

La vita non ci chiede soltanto quanto possiamo fare, ma ci mette alla prova, chiedendoci di verificare quanto riusciamo a sopportare senza piegarci. Quando osserviamo i grandi personaggi della storia, e la loro incredibile tenacia, dovremmo trarre coraggio dalla loro volontà, il loro ostinato rifiuto a lasciare che le avversità oscurassero la loro vita, questo è una dimostrazione delle nostre capacità di affrontare le circostanze, superare degli ostacoli schiaccianti prima di trionfare, si vince nella vita soltanto se si rifiuta di lasciarsi scoraggiare dalle sconfitte.


Sapere quale sfida ci attende dietro l’angolo, è del tutto imprevedibile, quindi è inutile domandarsi “perché a me?” accettare quanto accade è senz’altro il primo passo per superare le conseguenze di qualche disgrazia.

domenica 11 maggio 2014

IL SENSO DELLE PAROLE



“Il vocabolario è il più obiettivo dei libri” affermava Cesare Marchi.


Il vocabolario non fa distinzione ideologiche, non fa preferenze, ogni termine trova il suo posto allineandosi agli altri in rigoroso ordine alfabetico, anche se la vicinanza a volte è grottesca e stravagante, infatti damigella si trova affianco a damigiana, alluce a un passo di allucinogeno. Se poi vediamo le radici, ci ritroviamo a conoscere l’intero parentato della parola: legge dal latino “”lex””   che ha come parenti : legittimo, legiferare, legislatore, e tanti altri, ma come in ogni buona famiglia esiste sempre la pecora nera, “”slealtà””.

Poi possiamo ricorrere all’etimologia delle parole, e ci svela inattese affinità, tra parole apparentemente distanti tra di loro: il malato agonizzante nel letto e l’atleta in competizione, entrambe hanno una radice comune:  “”agonizhestai “”  che vuol dire combattere per la vita o per una medaglia. (Cesare Marchi:  Impariamo l’Italiano, Rizzoli)
Il vocabolario è un condensato di ricchezze narrative, ogni parola occupa un suo piccolo spazio, ed è posta in un preciso ordine alfabetico, e si rendono disponibili ad arricchire la nostra conoscenza, ma quante sono le parole che conosciamo? Decisamente poche!

Viviamo all’interno di una cultura che promuove la libertà di parole, ma com’è possibile esercitarla se di parole ne conosciamo così poche? Più parole più idee è lo slogan condiviso. Già ma un’idea ha bisogno di un senso per prendere consistenza, per essere comprensibile. Abaco, abete fino ad arrivare a zuzzurellone, sono parole che non formulano un idea perché non esprimono un senso.

Un dizionario può fornirci delle informazioni, ma come utilizzarle, va al di là del dizionario stesso, coinvolge l’uomo, che è attore della sua stessa vita, nel suo percorso esistenziale, e in ciò che si propone di realizzare con i quali ciascuno di noi deve fare i conti.

Ora io mi chiedo: “”se le parole del vocabolario prese singolarmente non danno senso ad una frase, la mente umana invece da sempre un senso alle frasi che formula?””


sabato 10 maggio 2014

LA LOGICA COS'E'??



La mia, sicuramente, sembrerà una domanda stupida ai più...

Premettendo che i miei studi sono stati tecnici, e per quanto abbia cercato, non sono riuscito a trovare un qualcosa che sappia soddisfare le mie tante domande. Vado al nocciolo, ultimamente mi sono soffermato a pensare cosa fosse la logica, intendo la sua funzione, il perché ci sia, ma non capisco il perché non fa parte del nostro modo di pensare?

Tante volte mi sono ritrovato stupito da essa, esempio, mi capitava che in una situazione non riuscivo a trovare una soluzione, ci macinavo per ore, per giorni, ma quando ormai non ci pensavo più... eccoti là, la soluzione, che mi balzava in mente mentre ero a fare altro! E mi dicevo, ma come, io mi c’ero messo d'impegno e tu mi arrivi così?

 E la cosa che mi stupiva, era che la soluzione mi risultava così semplice, da definirmi stupido dopo! Quindi mi sono posto altre domande, la logica noi non la usiamo sempre, anche se è logico farlo, ma perché il nostro cervello va verso le sue convinzioni e tralascia la logica stessa?

Sarà forse un istinto? Ma penso che comunque non può essere, altrimenti dovrebbe prevalere in quasi tutti i nostri pensieri, cosa che cozza con la vita di tutti i giorni! Anche se fosse, per logica, nessuno di noi dovrebbe fumare, quando si farebbero scelte sentimentali si farebbero solo scelte programmate, e noi sappiamo che non è così... Quindi pensare sulla logica, equivale a filosofeggiare?

Ma la cosa che mi fa ingrippare il cervello è, noi siamo il risultato di quello che abbiamo vissuto, ma un bambino, che di esperienza ne ha poca, da dove la prende? Allora ho ipotizzato, la logica è l'intelligenza che ognuno di noi ha, però mi è capitato di conoscere gente che pur essendo molto intelligenti, a logica sono scarsini...

Certo, non intendo dire che tutto quello che è logico sia vero, come in matematica, ma rappresenta un punto di appoggio, un orientamento per chi debba scegliere o prendere partito senza sapere qual è la verità. Certo si può sapere anche per intuizione, cioè quel mezzo che non coinvolge la logica e dà risultati più certi e meno sofferti. Però quanto raro è l’intuire!

Il mio discorso è un elogio alla logica, non come discorso scientifico, ma come mezzo per percorrere la via dello spirito, per chi come me lo spirito non lo ritiene vero senza alcuna convalida, perché la vera fede è quella che non teme l’esame della logica.



venerdì 9 maggio 2014

SELF-HELP O IPOCRISIA

So bene che il mercato del self-help  nella psicologia è pieno di libri interamente  dedicati al potenziamento dell’autostima, questo genere di manuali comunica l’idea che bisogna avere un’autostima alta, meglio se sopra la media.  Non posso però fare a meno di criticarli,  perché non mi trovo d’accordo con questi pensieri.

Avere una buona autostima non è poi cosi difficile, se così fosse, come farebbe il pescivendolo a essere contento di se? Non credo che abbia mai comprato un manuale di self-help, non si pone minimamente il problema …. Eppure è una persona felice …

Non servono libroni che ci insegnano a sviluppare competenze particolari, proprio perché l’unica cosa che bisogna fare è evitare di complicarsi la vita. Per volersi bene,  basta non pretendere di essere  chissà chi, non  voler essere di più, e accettare che alle volte qualcuno penserà  che siamo di meno, buon per lui!!

Sarà un errore suo, non nostro. Per apprezzarci davvero dobbiamo capire che già valiamo, tutti nessuno escluso, anche se facciamo un mucchio di errori.

martedì 6 maggio 2014

EFFICIENZA: ""PREGIO O DIFETTO""


Viviamo nella società dell’abbondanza, ci continuano a martellare con l’ipotesi che tutto  “di più è meglio”, sembra di essere in quei programmi televisivi, americani, in cui ti presentano razioni enormi di cibo, e secondo tale logica è sinonimo di felicità.  A partire dagli anni cinquanta abbiamo avuto sempre di più. Il progresso materiale è in continuo aumento e ci offre ogni giorno sempre più opportunità di consumo.

Tutto ha avuto inizio negli anni sessanta quando fecero la comparsa i primi centri commerciali, e venne “”inventato il concetto dell’usa e getta””. Negli anni ottanta prese piede il tempo libero di massa, rappresentato dalla seconda casa al mare. Chissà nel prossimo millennio metteremo in vendita l’immortalità mediante la medicina genetica, insomma il progresso a tutta velocità.

Abbiamo sempre di più, vero, ma siamo realmente soddisfatti, siamo felici, o siamo stressati dal rincorrere illusioni materiali? Sembra proprio di no, ma tuttavia restiamo sempre dell’idea che la corretta evoluzione della specie sia direttamente proporzionale alle quantità di comodità che riusciamo ad ottenere.

Fin qua, siamo tutti d’accordo, che c’è un problema di fondo, bisogna consumare di meno, ma lo accettiamo solo in teoria, e non ci rendiamo conto che l’inganno è molto più insidioso di quel concetto feticista di efficienza. Del resto chi non crede nell’efficienza? Sarebbe meraviglioso se i treni viaggiassero sempre in orario, o che le città siano pulite, d’altronde non è forse vero che più c’è né e meglio è?


Ma guardiamo in faccia alla realtà, il rincorrere della perfezione, ci migliora la vita, o ci rende schiavi?  Basta paragonare quei paesi in cui hanno fatto dell’efficienza il loro cavallo di battaglia come la Germania e il Giappone,  e i paesi del sud del mondo dove tutto viene concepito secondo uno schema logico della rilassatezza. Parliamoci chiaro, un pò di efficienza va bene, ma quando è troppa rischia di diventare stressante e demenziale.