domenica 20 marzo 2016

La più grande follia … viaggiare


C’è un luogo in cui la mente combatte i suoi stigmi e le sue discriminazioni, un laboratorio che elabora la memoria di tutti i suoi anni di pazzia  e le sue forme di segregazione. 

Avete mai provato a fare un viaggio nella vostra mente? si perché essa è un luogo da esplorare, un eccezionale laboratorio. E la relativa esplorazione porterà con sé incognite, rischi, potenziali errori e indescrivibili terrori, che rischiano alla fine di condurci nei labirinti della follia.

Nel nostro viaggio immaginario sicuramente non saremo soli, e l’impatto sarà sicuramente molto forte, questo perchè le spettacolarizzazioni non faranno parte del viaggio. Esso sarà intimo e conoscitivo.

All’ingresso lo sguardo si volge verso un pannello, e dietro ci sono corpi che si schiantano contro barriere invisibili,  corpi esclusi fisicamente e psicologicamente dal nostro mondo. Altro strumento del nostro laboratorio mentale è la macchina fotografica, cioè quelle immagini visivi che sono rimaste immortalate nella nostra mente, qui scorrono i volti e le storie della pietà, e poggiando i gomiti su un tavolo e tenendo la testa fra le mani possiamo sentire le voci della nostra coscienza. 

Intanto il viaggio continua, ed eccoci arrivati alla sala medica, rappresentata dagli eventi di vita che a volte assumono una connotazione che può provocare una sorte di annullamento del pensiero: il reale prende il sopravvento e sembra annientare la parola e la sua dimensione simbolica. Si giunge finalmente alla fine del viaggio dove, qualunque scoperta o conquista richiede il superamento di quel confine immaginario, oltre il        quale troviamo il nostro essere più arcaico, meno riconoscibile perché  più vergognoso.

La mente ci ha abituati a formulare ipotesi e distorsioni ingannevoli, e questo ci fa capire come la cultura, i simboli,  i codici narrativi e  tutte le forme di interazine sociale, intervengono su di noi, così come lo fanno i fattori biologici. Un esempio lampante è la camera di Ames, ossia la camera distorta, questa lascia meglio comprendere, come introducendo modifiche morfologiche agli abituali parametri, si producono paradossi percettivi e illusioni. Si tratta di una camera la cui forma è irregolare, ma che tuttavia,  se la osserviamo  da uno spioncino aperto su una delle pareti, ci appare normale e perfettamente squadrata.

La nostra mente, ha la capacità di offrire una gran quantità di materiale d’archivio, testimonianze di storie vissute, che ci conducono verso varie tappe esperienziali, fino allo sconfinamento della ragione. Tanto da rischiare di vedere la propria immagine sfalsata.  È come voler rintracciare la propria voce  in una pioggia di suoni e rumori provenienti da più angolazioni, questa è la metafora di sempre, una metafora della follia. Che consapevole della incomunicabilità della società moderna, ignora la parola, poiché si è svuotato del senso di dialogo, riducendosi a un puro suono, questo è il riflesso del nostro abisso e della nostra solitudine, proprio come nella pittura alchemica.


Certi viaggi posso provocare vertigini, soprattutto per chi è fragile, ecco perchè è importante inventarsi delle storie magiche, in modo da creare più empatia con tutto ciò che ci circonda, perché non sono le persone che fanno i viaggi, ma sono i viaggi che fanno le persone.