Come sempre, quando parte la mia vena filosofica,
vi invito a non prendermi troppo sul serio, ma vorrei suggerire un’analogia tra
il mangiare e la conoscenza, questi sono due lati dello stesso desiderio. Non intendo
accostarli in senso diretto, cibarsi dopotutto ha la sua finalità, sostenere l’organismo,
fornirci energia, materiale per la rigenerazione dei nostri tessuti, ma
attraverso quel processo spesso pasticcione magiare diventa ben altro.
Per vivere, e magari per vivere bene, cerchiamo
si capire il mondo che ci sta intorno e farlo funzionare a nostro vantaggio, o
almeno no a nostro danno, questo percorso di “conoscenza” si potrebbe
descrivere metaforicamente così: quello che sta fuori per comprenderlo lo
portiamo dentro di noi, rielaborandolo e utilizzandolo a nostro uso e consumo.
Ciò che sta fuori, allora, è come se venisse in qualche modo mangiato, digerito
e il superfluo eliminato.
Così, nel divorare avidamente un pasto, o
gustandolo con lentezza e ricercatezza, compiamo un atto di altro significato
simbolico e dalle valenze persino filosofiche. Questo è un modo diretto per
assaggiare il mondo per asportare quel pezzetto e per introdurlo dentro di noi.
E poi, vi è il rapporto con l’altro, se mangiare
rientra anche nella sfera dei “piaceri” non possiamo che accostare il desiderio
di cibo al desiderio erotico. E qui intendo l’uso dei concetti freudiani Eros e Thantos in modo disinvolto …. Grade
uomo quel nostro Freud, ma più per i romanzieri che per gli ammalati….. non è
un caso che forse sia la bocca che le mani siano l’altra parte dell’erotismo?....
Concludendo su questa strada di divertita
provocazione, vi auguro di riuscire un giorno a coniugare perfettamente, in un
unico intenso momento, senso del gusto, e cibo, ricerca di conoscenza, piacere
e carnalità …… buon appetito a tutti!!!!
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