mercoledì 19 aprile 2017

la violenza è violenza. Indipendentemente da chi la subisce


Ci stavo pensando da tempo, ma credo che adesso sia arrivato il momento di lanciare una vera e propria provocazione:

<<Il mio personale cordoglio va a tutte le donne vittime di violenza domestica, falciate da una esagerata quantità di uomini violenti, tutte pronte a una vera e propria crociata contro il maschio bastardo!! Ma la  violenza può essere considerata politically correct, qualunque essa sia?>>

Ma senza nulla togliere alla gravità del fenomeno, credo che sia giunto il momento di coniare un nuovo termine: il maschicidio perché per chi non lo sapesse solo in Italia oltre 5 milioni di uomini subiscono violenza dalle donne.

Nonostante l’impegno costante dei media e delle istituzioni nel condannare la violenza, la stessa viene etichettata come violenza di genere dimenticando l’assunto che la violenza è un costrutto ampio e complesso che non prevede distinzioni in ordine al sesso.

La scena di un uomo che schiaffeggia una donna  non può essere accettata, non ha scusanti, suscita sdegno, scatena condanna pubblica.  A ruoli invertiti, tuttavia, la scena non suscita uguale sdegno ed uguali reazioni, viene minimizzata, diviene “normale”, perfino ironica: gli episodi di violenza diventano quindi proponibili, anche pubblicamente, quando ne sono vittime gli uomini. Questo è un video di qualche anno fa diventato virale, di una campagna antiviolenza a parti invertite.




Non possiamo dunque non tenere conto, quando osserviamo il fenomeno del femminicidio, dell'altra faccia della medaglia: la condizione maschile, l'emancipazione psicologica dell'uomo, i pregiudizi legati al concetto di maschio e il tabù che riguarda la violenza femminile sul sesso opposto. Violenza che esiste - anche se raramente ha dinamiche omicide –  ma  riguarda la psiche, umiliazioni, piccole e grandi crudeltà, ricatti, da cui le donne sono nella maggior parte dei casi graziate, i ricatti legati alla possibilità di vedere i figli, che una moglie-carnefice spesso non teme di usare come "arma, il portafogli e perfino la sessualità. In Italia sono poche le indagini in questo senso. Una di queste - passata quasi inosservata - è stata effettuata su un campione di uomini tra i 18 e i 70 anni. Questo il link

E poi ci sono le percosse, più frequenti di quanto si creda, a base di calci, morsi, graffi, schiaffi e capelli strappati. “Non solo gli uomini le prendono", ma, nella stragrande maggioranza dei casi, non reagiscono in nessun modo. In primo luogo perché un uomo con un minimo di sale in zucca è consapevole che, per una mera questione di forza fisica, se reagisse potrebbe fare molto più male di quanto ne stia subendo, e poi perché un uomo sa perfettamente che, nel momento in cui colpisse, anche solo per difendersi, tutta la faccenda potrebbe risolversi in una pesantissima denuncia nella quale avrebbe la peggio”. Un quadro confuso, dal quale scompaiono i buoni e, come per incanto, le vittime rischiano di trasformarsi in carnefici.

La violenza di genere è molto diversa rispetto a quella domestica. Una minaccia verso una donna viene considerata reato penale, mentre se la vittima è un uomo, si tratta  di reato lieve.  Forse perchè nell'immaginario collettivo non lo si accetta. la donna non ha un ruolo di violenta, quindi quando succede si tende a giustificarla perchè si vuole rimuovere l'idea che sembra contronatura... un po' come si fa fatica ad accettare senza scusanti una madre che uccide un bimbo, o altri drammi familiari che per natura non sono normali.


Ma uno schiaffo è sempre uno schiaffo, indipendentemente da chi lo riceve. Solo quando  l'ideologia e il conformismo saranno accantonati, e si arriverà ad ascoltare il genere in quanto esseri umani, solo allora si avrà la vera parità di genere! Al momento l'uomo oggi si trova ad essere discriminato a causa di una società 'femminilizzata, che lo assale, con le armi culturali e giuridiche, e col ricatto.