lunedì 25 gennaio 2016

si è chiuso finalmente un cerchio



Più volte lo avevo pensato, come se fosse un pensiero lasciato naufragare nell’immenso oceano,  e  in pochi casi il pensiero e la riflessione non mi rimandavano costantemente al mio percorso di vita e a cosa mi stava preparando. 

Oggi il mio post sarà molto breve, molto più conciso del solito, e non può essere altrimenti. Non tutti conoscono, la storia dei miei ultimi quattro anni, e non certo ho intenzione di assillarvi, anche perché non pretendo  comprensione. Ma finalmente si chiude un cerchio aperto quattro anni fa, quando mio suocero decise di morire, portando nel cuore di tutti un dolore molto più straziante e angosciante che di una morte biologica.  Da qui un susseguirsi di eventi che non hanno fatto altro che portare scompiglio, a partire dal licenziamento della mia dolce metà, avvenuta in modo molto beffardo.  In autostrada tramite una telefonata dal suo datore di lavoro, che gli preannunciava l’imminente arrivo di una lettera di licenziamento per assenza ingiustificata, nonostante la richiesta fatta per mezzo fax con tatto di certificato di morte (forse per lui non era lecito morire). 

Ma rieccoci,  dopo  quattro anni, in una fredda e limpida mattina di gennaio. nuovamente  fianco a fianco, davanti ad una basculante che si apre, due anime che si salutano come in quei tempi migliori, quando ognuno per la propria strada iniziava la sua giornata.
Quello che mi rimane, è la testimonianza di un percorso estremamente lacerante, che non ha lesinato nello sporcarsi le mani, ma oggi posso essere finalmente contento, perchè quel cerchio  ha chiuso definitivamente il proprio raggio. 

martedì 19 gennaio 2016

Evoluzione del concetto di libertà



Noi non possiamo più godere della libertà degli antichi, che si basava sulla partecipazione attiva e costante al potere collettivo. La nostra libertà oggi si basa sul pacifico godimento dell’indipendenza privata. La parte di sovranità nazionale che spettava a ciascuno di noi non era affatto, come lo è oggi, una ipotesi astratta.

La volontà di ciascuno costituiva un piacere vivo e ripetuto, di conseguenza, gli antichi erano disposti a fare molti sacrifici per la conservazione dello stato. Ognuno rendendosi conto con orgoglio di quanto valeva il suo suffragio, trovava in questa coscienza un ampio indennizzo. Oggi questo indennizzo per noi non esiste più, disperso nella moltitudine, l’individuo quasi mai si rende conto dell’influenza che esercita. Mai la sua volontà impronta di se la collettività, niente prova ai suoi occhi la sua cooperazione.

L’esercizio dei diritti politici ci offre, dunque, solo una parte dei vantaggi che gli antichi vi scorgevano, e allo stesso tempo, i progressi della civiltà, la tendenza della nostra epoca al commercio, la comunicazione dei popoli, hanno moltiplicato e variato all’infinito i mezzi del benessere privato.


Vien da se che noi, ben più degli antichi, dobbiamo essere attaccati alla nostra indipendenza individuale; perché gli antichi, quando sacrificavano questa indipendenza, sacrificavano il meno per ottenere il più. Mentre  noi compiendo lo stesso sacrificio, daremmo il più per ottenere il meno. Il fine era la divisione del potere fra tutti i cittadini di una stessa patria, era questo che essi chiamavano libertà. Il fine dei moderni è la sicurezza nei godimenti privati, e chiamano libertà le garanzie accordate a questi godimenti dalle istituzioni. 

giovedì 14 gennaio 2016

I miei buoni propositi, e tu hai fatto i tuoi?

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Quest'anno a differenza degli anni passati, in cui vivevo alla giornata, ho deciso di fare la mia lista dei buoni propositi, non perché sono diventato più saggio, ma semplicemente perché quest’anno ho voglia di fare promesse.


Allora prometto che:

  • Quest’ anno imprecherò e urlerò.  
  • A tutti coloro che sono stati fautori di schiacciamenti testicolari, riceveranno lo stesso trattamento. 
  • Che non porgerò l’altra guancia, anzi non esiterò a ricambiare con la stessa medaglia, raddoppiando le dosi.

 Dai parliamoci  chiaro, quello che ci aspetta, estrapolando tutte le belle parole che sono state dette, a causa delle bollicine delle festività natalizie,sarà l’ennesimo anno di merda. Perché quello che ci aspetta sarà l’ennesimo anno di guerra perpetua, di morti violente e di truffe colossali. Un anno in cui continueranno a ripetere che la guerra è giusta, che la libertà può essere sacrificata.

Ormai gli alberi e gli addobbi  sono stati riposti, come tutte le belle parole e i bei propositi che ho dovuto subirmi anche quest’anno. 

Via tutto in naftalina pronti per il prossimo inizio di una storia vecchia ...

asimmetria tra banche e clienti



Il risparmio, un valore educativo che insegnava ad utilizzare al meglio le risorse disponibili e ad investire sul proprio futuro. Per questa forma, più che per il credito nacquero le Casse di Risparmio e gli Istituti di Credito. Questi istituti solevano consegnare ai ragazzi salvadanai, nei quali depositare i propri risparmi.

Ma ormai già da tempo il vento è cambiato, quegli stessi istituti ormai si accaniscono proprio contro quei ragazzi, inventando tassi,  investimenti garantiti e obbligazioni subordinate; consapevoli che l’asimmetria informativa tra banche e cliente è garantita dall’ignoranza finanziaria in cui vessa il nostro paese.  Per anni si è continuato e si continua, purtroppo, a riporre la fiducia nei gestori dei nostri risparmi. Spesso addirittura è assoluta, ed ecco che diventa facile piazzare qualunque cosa, ovviamente con un occhio sul commissionale e l’altro (chiuso) per il rischio.

Non voglio aggiungere altro alle già tante analisi fatte sul salvataggio  delle quattro banche, che nonostante vessassero  da anni in grave difficoltà a causa di cattive pratiche di amministrazione è commissariate dal governo già da qualche anno.

Eppure la Boschi e family ci insegnano qualcosa di molto importante, sui temi attuali e i suoi protagonisti: abbiamo finito di credere (non che io ci abbia mai creduto) alla famosa solidità del sistema bancario italiano e al corretto funzionamento dei controlli. Se facciamo qualche passo indietro, senza andare troppo lontani, è facile intuire che c’è ben altro in gioco che quattro piccole banche. Se avete dimenticato, vi rammento che Mps è ancora con un piede nella fossa,  la cassa di Risparmio di Ferrara, la Veneto Banca, la  Carife e tante altre  sono sottoposte a cure da cavallo.

Ecco perché mi scandalizza quando gli economisti della nostra bella Europa hanno pensato di introdurre il cosiddetto bail-in, un sistema che prevede di salvare una banca utilizzando i soldi degli investitori invece che quelli dello stato.  A questo punto sembra chiaro che: se tu hai voglia di investire o semplicemente aprire un conto corrente, devi avere ben più che semplici nozioni sulla finanza. Immaginate milioni di correntisti in fila davanti alle filiali di Banca per sostenere l’esame per accedere a un conto o ad un portafoglio titoli!! E se malauguratamente non superi il test, il diretto di banca ti esorta ad andar via perché la tua competenza in materia di finanza non permette loro di usufruire (usurpare)  del tuo denaro.  

Quando saliamo su un aereo diamo per scontato che il pilota sia stato sottoposto a visite che attestino la sua idoneità a volare. Se malauguratamente succede un incidente si accerta l’eventuale errore umano, non ci viene suggerito di studiare ingegneria o prendere il brevetto di volo. A maggior ragione per la finanza.


In caso diverso siamo costretti ad accettare la filosofia di Totò  nel film Totò truffa: “Lo so dovrei lavorare invece di cercare fessi da imbrogliare, ma non posso, perché nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro!”

mercoledì 13 gennaio 2016

La solidarietà è una esperienza della fraternità umana



La solidarietà è un’esigenza diretta dalla fraternità umana e soprannaturale. I gravi problemi socio economici, che oggi si pongono, non  potranno essere risolti se non creando reali fronti di solidarietà.

Le istituzioni e le organizzazioni sociali, a diversi livelli, così come pure lo Stato, devono partecipare a un movimento generale di solidarietà. La chiesa, quando vi fa appello, lo fa solo a ciò che interessa in modo particolare.

Il principio della destinazione universale dei beni, coniugato a quello della fraternità umana, detta precisi doveri ai Paesi più ricchi nei confronti dei più poveri. Questi doveri sono di solidarietà nell’aiuto ai paesi in via di sviluppo, di giustizia sociale, mediante la revisione in termini corretti delle relazioni commerciali e la promozione di un mondo più umano per tutti. In cui ciascuno possa dare e ricevere, ed in cui il progresso degli uni non sarà un ostacolo allo sviluppo degli altri, né un pretesto per il loro assoggettamento.

La solidarietà internazionale è un’esigenza di ordine morale, essa non si impone soltanto nei casi di estrema urgenza. C’è qui un opera comune da fare, che richiede uno sforzo concentrato e costante per trovare soluzioni tecniche concrete, ma anche per creare una nuova mentalità negli uomini di questo tempo.

La pace nel mondo ne dipende in larga misura.

martedì 12 gennaio 2016

Per soldi o per principio




Come sempre i sogni fanno posto alle paure, e ci si risveglia in un mondo senza scrupoli e pietà, pronti ad individuare le colpe senza capirne il vero motivo.

Quello che non comprendo e che, anche se le parti in gioco assumono volti diversi,  l’occidente rimane agli occhi di tutti come il simbolo della tolleranza, mentre l’oriente assume sempre più un atteggiamento indecifrabile. Ma se valutando attentamente, ci accorgiamo che non tutto si presenta in modo dogmatico, ma sempre mutabile a secondo delle varie configurazioni socio-culturali. Quindi non tutto l’occidente è così aperto e non tutto l’oriente e così chiuso.

Solitamente è l’ignoranza che ci fa credere che le diverse ideologie sociali e religiose siano sinonimo di  “terrorismo o criminalità”, mentre è vero solamente il contrario. Basta prendere l’articolo di Libero apparso all’indomani della strage di Parigi: “islamici bastardi”, o dei recenti fatti avvenuti a Colonia e in altre città tedesche, dove Il Giornale gioca sulla parola “stupro” che, nella concezione collettiva, viene riconosciuto come vero e proprio atto sessuale imposto. E  giusto per non farsi mancare nulla parla di  mille (1000) aggressori su oltre ottanta donne.

Mentre secondo quanto riportato nei verbali della polizia, gli esecutori sono sempre gli stessi: un gruppo di circa 40 – 50 persone di origine nordafricana. E  riportano solo un caso di stupro a Colonia, mentre per i restanti atti denunciati si parla di molestie.

Tutto questo è tipico anche in tante zone dell’Italia, e non parlo per stereotipi ma solo per quello che ho visto. La  notte di capodanno adulti e ragazzini giocano con i petardi, il loro massimo divertimento e quello di farli esplodere sotto i piedi delle ragazze di passaggio, ed ecco che il toccamento di culo in branco è di rito. Oppure sui mezzi pubblici poi, non passa giorno in cui non ci sia una  tastata, spremuta, strofinata.  Non che io voglia giustificare o assolvere l’accaduto, ma neanche è normale usare le donne per giustificare il razzismo. Una cosa invece è sicura, tutto questo dimostra un’incompetenza pari alla grettezza dell’intento di vendere più copie dello stesso giornale.

Le complessità soci-culturali sono talmente ramificate che spesso risultano essere incomprensibili, tant’è che l’idea di un occidente come unico depositario di civiltà mi inquieta,  e lo scontro culturale  nasce proprio dalla falsa coscienza, di chi ha perpetrato efferatezza.

Asserire quindi che i paesi islamici fanno paura, risulta essere il tipico atteggiamento che assumiamo nei confronti di chi non la pensa come noi, chiudendo di conseguenza qualsiasi apertura verso la tolleranza.

Tutto questo,  fa parte di una logica ben precisa, che vede i potenti della terra, ansiosi di accaparrarsi basi petrolifere. Le favole ci raccontano che alla fine della storia i buoni hanno sempre la meglio, e quindi, se si crea un mostro, è più facile armarsi per combatterlo. Magari anche con un buon profitto.

Del resto le guerre, da che mondo e mondo, si fanno per soldi e non per principi.



lunedì 11 gennaio 2016

Le libere mani






Sono loro che lasciate libere di scrivere senza limiti, hanno più volte narrato di quello che hanno visto negli angoli più  reconditi del mio cuore. frugarono, trovarono e descrissero della mia anima, trovando i più segreti nascondigli. Portando alla luce un sentimento forte e mai sopito.
Tante stanze ormai tutte socchiuse, tranne una, occultato è l’ingresso e serrato il chiavistello, il mio piccolo eremo dove la mia anima si ritempra dai dolori della vita.


sabato 2 gennaio 2016

Mantova, Capodanno 2015



A Mantova il clou della serata i fuochi sul lago



A Mantova, circa 20 mila  visitatori (secondo la questura) per la tradizionale festa di fine anno, tra musica dal vivo con il concerto dei  negrita e gli spettacolari fuochi d'artificio sulle rive del lago che hanno dato il benvenuto al nuovo anno. 

Dopo il brindisi collettivo di mezzanotte, la marea di visitatori si è riversata sulle sponde del lago per assistere ai bellissimi ed emozionati spari pirotecnici che hanno illuminato il cielo,  accogliendo in un turbine di luci e colori il nuovo anno. In contemporanea la cornice dei fuochi quest'anno è stata accompagnata da un sottofondo musicale, combinati in maniera armonica  con il risultato di un grande impatto emozionale.