sabato 20 maggio 2017

La meritocrazia, il nepotismo e il figlio di papà


Quanti di voi conoscono, o forse hanno fatto uso dell’espressione “tengo famiglia”.  Per chi non lo sapesse si tratta di una citazione attribuita a Longanesi, utilizzata per denunciare soprusi e nefandezze in un Italia (e non solo) dove il nepotismo è all’ordine del giorno.

Il famoso mi manda papà e il relativo  scambio di favori è un fenomeno che si ritrova un po’ in tutto il mondo e in tutte le epoche. Tuttavia, il nepotismo ha delle origini storiche ben precise. Risale all’alto medioevo, periodo in cui la parentela con papi e cardinali era diventata fonte importate di ascesa sia politica che sociale.

La solita storia, sia che arrivi dalle più alte cariche dello stato e religiose, o che arrivi dall’ultimo funzionario pubblico , il risultato è sempre uguale … poltrona ricca mi ci ficco … tant’è, che ne è nato, per colpa o per merito, dipende dai punti di vista il neologismo “parentopoli”. Diffusosi come un virus a macchia d’olio, oggi è diventato vero e proprio sistema, a dimostrazione del fatto che,  non si ha neppure il pudore di dissimularlo, il malcostume che diventa virtù.

Ormai mi dà l’impressione che, oltre al curriculum, ai colloqui di lavoro devi presentare l’albero genealogico, perché solo vantando amici o familiari illustri potrai aspirare ai posti che contano.

Eppure la successione dinastica dovrebbe rappresentare un eccezione e non la regola, ma purtroppo finché, tutto resta legato al concetto di clan, chi nasce “figlio di” partirà sempre favorito. Le lobby sono una classe che si autoriproduce. Certo la questione oltre che morale è soprattutto culturale. Ma l’etica del singolo non basta, e la mentalità di chi sta ai piani superiori che deve cambiare. Aspirazione difficile visto che sono i primi ad usufruire dei loro privilegi.

Cosa resta allora della meritocrazia?

Diciamolo con franchezza, in questi anni non è andata esattamente come si era detto, il clientelismo e il nepotismo sono diventate prassi per costruire il proprio potere.  Questo la dice lunga di  quanto il nostro Paese non riesca a cambiare. Sono sempre le stesse inchieste che dimostrano come, a quasi trent’anni da tangentopoli e mani pulite, siamo sempre al punto di partenza.


Eppure se si fermasse tutto, a partire proprio dai lavoratori precari, che rivendicano da una vita il malaffare del clientelismo, sarebbe il caos totale. Ma nessuno ha il coraggio di ribellarsi, tutti restano fermi in fila, intruppati, piegati e rassegnati, aspettando un posto su una scialuppa,  prima che il mare lo inghiotti per sempre.

lunedì 15 maggio 2017

La legalizzazione dell’anatocismo bancario



Lo sapevate che l’indebitamento  delle famiglie e delle imprese italiane si inserisce in un preciso percorso scelto dal Governo per affrontare nel modo più articolato possibile il fenomeno dell’usura?

E proprio da questo, dalla convinzione che l’usura è una realtà sfaccettata, è scaturita questa mia riflessione.  Servita su un piatto d’argento niente poco di meno che, dalla deputata Alessia Monari, non certo nuova a queste gaffe. L’autogol risale all’ottobre dello scorso anno.  Quando alla trasmissione quinta colonna, invitava tutti gli anziani con una pensione minima, e proprietari di immobili, a far richiesta alle banche del “prestito vitalizio ipotecario”. Spacciandola come una  formula magica per la quale la banca ti dà soldi, tu rimani in casa e resti proprietario. Ma non funziona esattamente così

Per chi non conosce questo tipo di prestito, si tratta di una particolare tipologia di finanziamento a lungo termine assistito da ipoteca di primo grado destinato a persone fisiche con più di 60 anni di età con un titolo di proprietà su un immobile residenziale. Il finanziamento è ideato in modo tale da non prevedere rimborsi di alcun tipo, nemmeno per gli interessi, fino alla morte del contraente. Spese e interessi vengono capitalizzati e sono dovuti solo a scadenza. Il rimborso, a meno di rimborso volontario anticipato da parte del sottoscrittore, è a carico degli  eredi.

La banca solitamente concede una somma che si aggira tra il 15% e il 50% del valore di mercato dell’immobile, vincolando il proprietario con un contratto in cui da mandato alla banca di vendere l’immobile qualora gli eredi non procedano alla restituzione della somma prestata e di tutti i relativi interessi maturati, con tassi attualmente praticati al limite dell’usura (tra il 7,5 e il 9%),  in pratica una forma di anatocismo . Portando alla crescita esponenziale del debito. Insomma tanta puzza di bruciato.

Una vera e propria  follia, se pensate che solitamente gli anziani se fanno richiesta di un prestito lo fanno principalmente per aiutare i propri figli in difficoltà, o per rimborsare  mutui o altri finanziamenti. E la cosa più assurda e che gli eredi sono obbligati (per chi ne ha le possibilità) di saldare il debito in una unica soluzione, e qui mi sorge il dubbio che saranno in pochi capaci di farlo.  Con l’ovvia conseguenza, che le banche si prendono casa.

È un po’ come quando strizzi i genitali a qualcuno, li molli solo quando ti ha dato quello che vuoi.

Con queste riflessioni si comprende come certe situazioni hanno bisogno di maggior attenzioni specialmente al di la dell’oceano.  Tutto questo non è nient’altro che una buona occasione per ricavare più denaro di quanto ne viene versato alle casse del creditore.


lunedì 8 maggio 2017

L’Italia soffre di bulimia legislativa



Che l’Italia vanta la miglior cucina al mondo, lo si sapeva già, ma che tutto questo porta a una strana malattia, mi sa di ridicolo. La bulimia, non da cibo, ma di leggi. Giusto per citare le ultime nate in ordine di tempo: il femminicidio, lo stalking, l’omicidio stradale, e non ultima l'inutile legge sulla legittima difesa prontamente disarmata. 

Tutte leggi nate su pressioni mediatiche, trasformando il codice penale in un emporio di norme prêt-à-porter. Eppure basterebbe poco, per accorgersi che tutto quello che serve per combattere il crimine-marketing esiste già. Una cosa del genere non venne nemmeno in mente a Alexander Moszkowsky, che dalla sua fantasia nacque l’isola di Atrocla, l’isola della burocrazia che rende pazzi. Ma grazie a tutte le cavillerie italiche, miracolo! Noi ci siamo riusciti.

nel nostro Paese secondo le stime esistono più 75mila leggi, e aggiungendo quelle regionali e i regolamenti dei vari enti,  si raggiunge un  numero gigantesco, 150-160 mila Leggi.  Una vera e propria follia burocratica e legislativa che impedisce al nostro di essere un paese normale.

Spesso mi chiedo a cosa serve questo groviglio di leggi, per altro, alcune in contrasto tra loro. E siccome fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, mi viene in mente una massima di Tacito, che affermava: “Corruptissima re publica plurimae leges” e cioè “moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto”.

In attesa che il ministero faccio un falò delle migliaia di leggi inutili che ""complicano"" la vita ai governanti, si potrebbe intanto fare qualcosa per semplificare la nostra vita quella di comune cittadini alle prese con norme che sembrano scritte per rovinarci l'esistenza, per creare ostacoli e renderci infelici.

La burocrazia italiana è piena di casi paradossali, al limite del ridicolo:

Lo sa bene un'operatrice ecologica, che lasciando il furgoncino in divieto di sosta per prestare soccorso a un pedone  investito, non è tornata a casa solo con la soddisfazione di aver aiutato un altro essere umano ma anche con una  contravvenzione che le ha preparato la polizia locale. O la povera parrucchiera multata di  500 euro dalla Guardia di Finanza, perché si stava facendo la messa in piega nel suo negozio,  annullando successivamente  il provvedimento proprio grazie a un cavillo burocratico, e facendo tirare un sospiro di sollievo alla parrucchiera.

Non sorridono, invece, un gruppo di mamme di Lallio in provincia di Bergamo che fanno parte di un'associazione di genitori. "Colpevoli" di aver spalmato la marmellata sulle fette biscottate per aiutare il gestore di un chiosco preso d'assalto da circa 200 bimbi affamati. non l'avessero mai fatto, prive di permesso di smercio di sostanze alimentari, hanno violato una norma dello Stato nel paese di Tangentopoli è sono state multate per €1032. Potrei andare avanti all’infinito, come ad esempio il barista multato per aversi bevuto un caffè nel suo bar, o come il panettiere di Napoli multato per aver regalato un panino ad un disabile.

Il problema non sta nella solerzia dei tutori della legge, i quali per definizione sono costretti ad applicare le leggi, anche se qualche volta potrebbero passarsi una mano sulla coscienza. Ma il problema sta nel covo di norme che impediscono di fare anche solo della beneficenza.


Le regole comunque sono regole, ma la verità è che è molto più semplice infierire contro la brava gente, i lavoratori onesti che prendersela con i veri criminali. Nella sua infinita saggezza il Dalai Lama una volta disse:  dobbiamo imparare bene le regole in modo da poterle infrangere nel modo giusto…. E se lo dice lui!!!

mercoledì 19 aprile 2017

la violenza è violenza. Indipendentemente da chi la subisce


Ci stavo pensando da tempo, ma credo che adesso sia arrivato il momento di lanciare una vera e propria provocazione:

<<Il mio personale cordoglio va a tutte le donne vittime di violenza domestica, falciate da una esagerata quantità di uomini violenti, tutte pronte a una vera e propria crociata contro il maschio bastardo!! Ma la  violenza può essere considerata politically correct, qualunque essa sia?>>

Ma senza nulla togliere alla gravità del fenomeno, credo che sia giunto il momento di coniare un nuovo termine: il maschicidio perché per chi non lo sapesse solo in Italia oltre 5 milioni di uomini subiscono violenza dalle donne.

Nonostante l’impegno costante dei media e delle istituzioni nel condannare la violenza, la stessa viene etichettata come violenza di genere dimenticando l’assunto che la violenza è un costrutto ampio e complesso che non prevede distinzioni in ordine al sesso.

La scena di un uomo che schiaffeggia una donna  non può essere accettata, non ha scusanti, suscita sdegno, scatena condanna pubblica.  A ruoli invertiti, tuttavia, la scena non suscita uguale sdegno ed uguali reazioni, viene minimizzata, diviene “normale”, perfino ironica: gli episodi di violenza diventano quindi proponibili, anche pubblicamente, quando ne sono vittime gli uomini. Questo è un video di qualche anno fa diventato virale, di una campagna antiviolenza a parti invertite.




Non possiamo dunque non tenere conto, quando osserviamo il fenomeno del femminicidio, dell'altra faccia della medaglia: la condizione maschile, l'emancipazione psicologica dell'uomo, i pregiudizi legati al concetto di maschio e il tabù che riguarda la violenza femminile sul sesso opposto. Violenza che esiste - anche se raramente ha dinamiche omicide –  ma  riguarda la psiche, umiliazioni, piccole e grandi crudeltà, ricatti, da cui le donne sono nella maggior parte dei casi graziate, i ricatti legati alla possibilità di vedere i figli, che una moglie-carnefice spesso non teme di usare come "arma, il portafogli e perfino la sessualità. In Italia sono poche le indagini in questo senso. Una di queste - passata quasi inosservata - è stata effettuata su un campione di uomini tra i 18 e i 70 anni. Questo il link

E poi ci sono le percosse, più frequenti di quanto si creda, a base di calci, morsi, graffi, schiaffi e capelli strappati. “Non solo gli uomini le prendono", ma, nella stragrande maggioranza dei casi, non reagiscono in nessun modo. In primo luogo perché un uomo con un minimo di sale in zucca è consapevole che, per una mera questione di forza fisica, se reagisse potrebbe fare molto più male di quanto ne stia subendo, e poi perché un uomo sa perfettamente che, nel momento in cui colpisse, anche solo per difendersi, tutta la faccenda potrebbe risolversi in una pesantissima denuncia nella quale avrebbe la peggio”. Un quadro confuso, dal quale scompaiono i buoni e, come per incanto, le vittime rischiano di trasformarsi in carnefici.

La violenza di genere è molto diversa rispetto a quella domestica. Una minaccia verso una donna viene considerata reato penale, mentre se la vittima è un uomo, si tratta  di reato lieve.  Forse perchè nell'immaginario collettivo non lo si accetta. la donna non ha un ruolo di violenta, quindi quando succede si tende a giustificarla perchè si vuole rimuovere l'idea che sembra contronatura... un po' come si fa fatica ad accettare senza scusanti una madre che uccide un bimbo, o altri drammi familiari che per natura non sono normali.


Ma uno schiaffo è sempre uno schiaffo, indipendentemente da chi lo riceve. Solo quando  l'ideologia e il conformismo saranno accantonati, e si arriverà ad ascoltare il genere in quanto esseri umani, solo allora si avrà la vera parità di genere! Al momento l'uomo oggi si trova ad essere discriminato a causa di una società 'femminilizzata, che lo assale, con le armi culturali e giuridiche, e col ricatto.

giovedì 23 marzo 2017

Londra: Attacco al big ben, tra soluzioni e demagogia



L’Europa di nuovo  sotto attacco, dopo l’attacco dei kamikaze islamici nel metrò di Londra, il terrorismo torna a colpire sotto il Big Ben, ed è costretta a piangere altre vittime innocenti.

Qualsiasi sentimento di dolore e indignazione è comprensibile e condiviso, specie quando si vede minata la propria libertà, quella più semplice e irrinunciabile, di vivere la propria vita senza la paura di non far rientro a casa.  Ma non deve evolversi in una sorta di rabbia cieca che abbandona ogni forma di razionalità.



Parlare di guerra, mi sembra un po’ eccessivo,  oltre a essere una delle più deprecabili manifestazioni umane, deve avere alla sua base precise ragioni sociali che la giustificano, altrimenti diventa un inutile massacro che si aggiunge agli altri.
Bombardare il Medio-Oriente uccidendo anche dei civili innocenti non è meno barbarico di un atto terroristico. Un padre siriano, libico, afghano che piange il proprio figlio vale meno di uno europeo? Inoltre è vergognoso strumentalizzare tali eventi. I vari proclami che puntualmente arrivano dai telegiornali, dai vari dibattiti televisivi, sui social che definiscono la strage come “un attacco all’umanità” o “un atto di guerra” tentano di nascondere, sotto una fitta coltre di demagogia, ciò che non si è fatto e quello che ancora non si fa per porre rimedio al problema. 

Ad esempio diventa necessario costituire una rete internazionale d’intelligence coordinata e in costante comunicazione, visto che prese singolarmente non sono riuscite ad evitare attacchi terroristici, evidenziando la forte impreparazione. Combattere il traffico d’armi diventa una priorità inderogabile dato che la maggior parte degli equipaggiamenti dei miliziani appartenevano all’esercito libico, forniti dagli Stati Uniti.  Altro aspetto molto importante da tenere in considerazione riguarda il monitoraggio dei flussi migratori, i cosiddetti barconi che approdano costantemente sulle nostre coste.

Combattere il terrorismo significa soprattutto prevenirlo, specialmente quando è presente e attivo sul nostro territorio. Ora abbandonando la ricerca, talvolta ossessiva e cervellotica, nell'interpretazione o nell'analisi di fatti che ci conducono addirittura alle crociate, l’intervento occidentale in Medio-Oriente viene percepito come un invasione non legittima dagli abitanti di quelle terre e certe forme di reazioni, per quanto esecrabili, nascono da questa prevaricazione.

Sarebbe opportuno cercare una collaborazione, con l’Islam moderato, in modo da evitare ghettizzazioni e discriminazioni, a prescindere da qualsiasi altra considerazione.


Un’altra considerazione che mi viene da fare, e che questi eventi sapientemente gestite dai media, offuscano altre stragi con lo stesso modus operandi, altrettanto drammatiche come quelle al campus universitario in Kenia o l’attentato in Nigeria che ha causato migliaia di vittime. Questi evidentemente, sono eventi che non hanno la stessa importanza per le politiche europee e mondiali. Tuttavia la realtà o qualsiasi teoria complottista non riporta in vita uomini e donne uccise senza motivo, con crudele freddezza e tragica pianificazione, sorpresi nella loro quotidianità, in un modo che mina anche la nostra e ci fa sentire ogni giorno meno sicuri. Ogni analisi o valutazione perde ogni valore davanti a quelle vittime e ci fa solo sperare che tutto questo finisca quanto prima. 

mercoledì 22 marzo 2017

Chiedi al tuo algoritmo


Ti alzi, scrivi decine di e-mail, invii messaggi su Facebook,  Whatsapp,  Twitter,  Telegram etc. Un algoritmo li filtra, determina cosa ti piace e sceglie per te cosa desideri.

Sembra che le nostre sorti quotidiane siano sempre più legate agli algoritmi: è per colpa di un algoritmo, per esempio, se tanti insegnanti sono stati inviati a disbrigare la loro missione pedagogica a migliaia di chilometri di distanza dalla sede di residenza; è per colpa di un algoritmo se, in diversi ospedali, le ecografie alle donne già incinte di due mesi vengono fissate alla fine della gravidanza; è per colpa di un algoritmo se le Ferrovie dello Stato hanno incrementato in maniera sproporzionata il costo dei biglietti (anche se, trattandosi di strade ferrate, non escluderemmo qualche problema col calcolo binario). Hanno persino  trovano applicazione nella televisione, per individuare i personaggi più idonei a condurre spettacoli e rubriche, analizzandone preparazione e condotta di vita: accade così che, dopo aver vagliato il curriculum di tutti, l'algoritmo utilizzato  mi abbia indicato  come il soggetto più idoneo a sostituire, a decorrere dalla prossima stagione televisiva, Lucia Annunziata, nella trasmissione in mezz’ora.

Dunque,  sono le storie che ci raccontiamo a determinare le  nostre  percezioni, molto più di tante inascoltate analisi scientifiche. E a guidare questo storytelling è la nuova versione del capitalismo.

Ma come in ogni tumultuosa fase di passaggio, se è certo ciò che ci si lascia alle spalle, non è altrettanto certo ciò che si ha davanti.  E quando l’immagine dell’avvenire pare troppo nitida, sorge il dubbio che a renderla tale provveda un inganno prospettico,  figlio di un certo feticismo tecnologico, di uno storytelling intriso d’ottimismo, che può ottenebrare persino il pensiero critico.

Ma è davvero possibile compiere la scelta migliore sempre? E soprattutto migliore rispetto a cosa? Esiste un migliore assoluto o un’infinità di possibili migliori tanti quanti sono gli scenari che si aprono davanti alle preferenze di vita di ciascun individuo?


In ogni modo, buon algoritmo a tutti! Si perché è più semplice nascondersi dietro alla complessità di un applicativo di ultima generazione che dover fare appello a fattori meravigliosamente ed esclusivamente umani come l’esperienza, la sensibilità, la capacità di comprendere a fondo le persone che abbiamo davanti.

giovedì 16 marzo 2017

Il bambino è servito



Come ogni mattina accendi il pc, e subito ti si para davanti l’immagine di due bambini africani  che ti chiedono soldi per il loro futuro. Guardi il Tg mentre sorseggi il primo caffè della giornata, ed appaiono le testoline spettinate e impolverate dei bambini di Aleppo. Perché non quelli di una qualsiasi altra città?

Sembra avvolte che i media, lautamente retribuiti ora per tacere ora per indignarsi,  siano lì apposta per propinare a comando le immagini di un ospedale pediatrico devastato dalle bombe, o dell’ennesimo naufragio  nel mediterraneo. Tutto naturalmente condito con una abbondante dose di prediche umanitarie da parte del conduttore di turno, che in veste di guida morale, con i suoi discorsi cerca di orientare e influenzare il pensiero del cittadino.

Il bambino sbattuto in prima pagina è un vecchio sistema, un po’ datato a dire il vero, tant’è che funziona sempre di meno. Quanti di voi, come me del resto, quando frequentavano le scuole elementari, non avevano in classe un contenitore con il primo piano di un bambino con la pancia gonfia in mezzo a due braccine scheletriche? E quanti di voi hanno sacrificato qualche moneta per quel bambino? Hai miei tempi andavano di moda i bambini del Biafra.

Persino Bergoglio, sicuramente in buona fede (Detto con una certa nota di sarcasmo) non fa che ripetere che è “inaccettabile che tanti bambini muoiano in Siria”, ma perché i bambini  sono solo in Siria? Forse quelli costretti a prostituirsi nella stazione Termini, a pochi passi dal Vaticano,  appartengono ad un’altra categoria? Ed è una fortuna che a Trump piacciano le donne, altrimenti immaginate i media cosa ci avrebbero propinato sulla sua presunta pedofilia, pur di eliminarlo. Ormai il popolo ne ha piene le scatole dei falsi flag, diciamo che la misura è colma, per questo i bambini di Aleppo impressionano sempre di meno. Non si tratta d’insensibilità, ma basta fare una semplice ricerca sul web per capire da quale fonte tutti, ma proprio tutti, i media pescano le notizie che poi danno.

Contro l’Erode del Terzo Millennio, la storia è vecchia come il mondo: quando la situazione precipita e non si sa più che pesci pigliare, ci  “si serve” dei bambini. Così va il mondo, purtroppo. Tutte le lacrime dei bambini non valgono una goccia di petrolio, ma è il modo migliore per servirteli.

lunedì 13 marzo 2017

è aumentata la povertà relativa o è diminuita quella assoluta


Oggi voglio stressarvi non con  un  particolare fatto di cronaca ma, con  un sentimento d’incertezza sempre più diffuso, la percezione  che la ricchezza sia distribuita in maniera meno equa rispetto al passato. E la domanda che voglio porre anche a voi, è questa: 

è aumentata la povertà relativa o è diminuita quella assoluta?

Il concetto parte da una semplice certezza, la globalizzazione ha fatto si che, un imprenditore scelga dove meglio conviene produrre il proprio prodotto. Ecco che adesso qualcuno mi sta dando del matto, ma per farmi capire meglio cosa voglio dire vi faccio un esempio:

Hai  ereditato, dal tuo zio d’America, una somma assai cospicua di denaro. Allora capisci che è giunto il momento di cominciare una nuova avventura,  avviare una tua attività produttiva. E dopo una ricerca di mercato, sei indeciso se investire tutto in una azienda che produca profilattici, o casse da morto (parliamoci chiaro sono due rami di mercato che non temono la crisi).

Grazie alla globalizzazione, decidi di avviare la tua produzione in qualche parte remota dell’Est europeo, ma vieni convinto dai rappresentanti politici della tua zona a desistere dal proposito, e creare la propria azienda  sul territorio, in modo da assicurare lavoro e benessere ai tuoi concittadini. Poi però ti rendi conto che, le famiglie dell’Est sono ben più povere dei tuoi concittadini, e il tuo vantaggio fiscale si sposa a pennello con il vantaggio dato alle famiglie dell’Est. Grazie al  tuo salario possono ristrutturare le loro case fatiscenti risalenti al regime sovietico. Allora decidi di creare la tua azienda made in Italy in Croazia, non tanto lontano dai confini, anche perché in fin dei conti sei Italiano. 

In questo modo però non hai fatto altro che aumentare la povertà assoluta del tuo paese, aggiungendo alla crisi altra crisi, ma hai ridotto quella relativa.  


La morale è che: Il sommo cinismo rivestito della più falsa carità, accomunato agli egoismi nazionale, non ha fatto altro che aumentare la povertà assoluta.

venerdì 10 marzo 2017

Gli animali vanno trattati da tali, con rispetto e senso civico



Mi colpì una volta la frase di una vecchietta: “Una donna o ama gli animali o mette al mondo dei bambini”. Riduttiva come ogni provocazione, ma a volerla analizzare contiene più di qualche verità.

Pensate a questa frase, a mio avviso detestabile: “Sono meglio le bestie che le persone”. Secondo gli analisti, l’uomo oggi vive in una sorta di  parossismo, sfociando in una  forma di asocialità e di disturbo. In parole povere, non difendere chi non ha coscienza è un modo per dimostrare la sua pochezza. Questi per me sono concetti da censurare al pari della pedopornografia, per la loro pericolosità psicologica.

Penso che sia necessario un  distinguo tra chi difende con coraggio gli animali, cercando un  equilibrio tra specie, e chi di questa battaglia ne fa il proprio totem per annegare le proprie frustrazioni. Per secoli il rapporto tra specie si è consumato in una serena convivenza, lontana da morbosità. Giusto che le emergenze  abbiano provocato la nascita di una diffusa coscienza, ma una cosa è provare piacere ad accarezzare un cucciolo, o salvare un leone marino, un’altra è divinizzare gli animali.


Gli animali vanno trattati da tali, con rispetto e senso civico ma mantenendo le distanze. Questo è a mio avviso il modo più conveniente di amarli. Compiango chi ci si relaziona con loro come se lo facesse con un proprio simile, dimostrando la sua inadeguata partecipazione alla vita  sociale. 

giovedì 9 marzo 2017

l'Euro, la rapina del secolo



Poco più di un mese fa, il presidente di quel mostro giuridico denominato BCE Mario Draghi, che firmò da Governatore di Bankitalia la famigerata delibera che autorizzava MPS ad acquistare Banca Antonveneta, diventata poi fonte di tutti i guai per i correntisti e risparmiatori della più antica banca, ha affermato che L'Euro è irrevocabile.

Caro Presidente, lo provi a spiegare al popolo greco massacrato dalla troika o alle decine di senza tetto portoghesi, emarginati e relegati oltre la soglia di povertà, oppure quando si trova in Italia, provi a spiegare ai giovani disoccupati, ai quali la cleptocrazia europea ha scippato anche la speranza del futuro. Lo spieghi a loro che l’euro è irrevocabile.

La  “moneta unica” l’Euro, la più grande rapina di tutti i tempi, introdotta da sedicenti statisti come la nuova Eldorado, ha invece svuotato le tasche di tutto il ceto medio europeo per arricchire banchieri, eurocrati, pronti ad addossare i costi delle crisi ai più poveri. I cleptocrati, vorrebbero proseguire il disegno per demolire definitivamente un modello sociale costituito sul “valore del risparmio”, sostituendolo con società fondate sul “debito”, che generano il denaro dal nulla, innescando un circolo vizioso per alimentare i loro profitti sulla pelle di intere generazioni, intossicate dalle carte di debito.

 l’Eurocrazia ha sferrato il colpo finale, con il bail-in , un esproprio criminale del risparmio intimato dall’ideologia tedesca che l’ha accettata supinamente, per far pagare agli incolpevoli utenti dei servizi bancari i lauti pasti dei banchieri.

Caro presidente, invece di affermare che l'euro è “irrevocabile” continuando a foraggiare le banche con migliaia di miliardi per drogare i mercati, farebbe meglio a proporre una revisione dei Trattati europei, che oltre a produrre miseria e rovine economiche, sta alimentando la rivolta degli oppressi e degli onesti, come è già accaduto in Gran Bretagna con la Brexit,  e in Italia col secco NO alla riforma costituzionale Renzi-Boschi. Le vere minacce non sono quelle che arrivano dai populisti che tutelano il popolo taglieggiato, ma sono le Agenzie di Rating, i banchieri affamati di crediti, che hanno indottrinato e foraggiato servili governanti alla dottrina del liberismo totalitario.

È troppo facile, dopo che quel mostro giuridico della BCE, ha depauperato i risparmi degli europei, truffando i risparmiatori e approvando supinamente trattati scellerati come il Mes ed il bail-in per salvare le banche degli amici, assecondare le ideologie tedesche, provocando forse, la più grande recessione della storia.

Caro presidente, l’Euro, non è irrevocabile, come lei afferma. Le voglio ricordare che la sovranità appartiene al popolo e che si esprime con il voto. l’unica strada, forse, per gli europei e la nostra dignità, di rompere la gabbia e riappropriasi del mal tolto, in modo da ricostruire dalle macerie l’Europa dei popoli e non delle finanze.


A  forza di stare in mezzo al guado, con l’acqua della crisi che sale da ormai troppi anni, si rischia di annegare. Per questo motivo dico: Tertium non datur, in un’alternativa di due ipotesi contrapposte, o in generale tra una affermazione e la sua negazione, è esclusa ogni altra possibilità o soluzione, quindi o  introduciamo una  politica fiscale comune, che aiuti i paesi in difficoltà o dobbiamo chiudere baracca e burattini e recuperare la nostra flessibilità di cambio.

giovedì 23 febbraio 2017

Populismo o demagogia



Esistono alcune parole che, nell’attuale scenario in Italia, vengono spesso usate dai politici e dai mass media in modo per lo più improprio:

Populismo, demagogia, qualunquismo e antipolitica sono dei virus che si diffondono con una grande facilità tra gli italiani, creando gravi danni per la democrazia e per la nazione, per la gioia di personaggi negativi che ne beneficiano.

La crisi attuale dell’Italia e di tutta l'Unione Europea non è solo economica e finanziaria; è anche, forse anzitutto, una crisi politico ideologica.  Una larga parte della crisi della politica è opera della politica stessa, che ha accentuato la ricerca del consenso immediato e la difesa di interessi personali. Penso che l’apparente normalità abbia prodotto una mutilazione del sistema.

In Italia si è addirittura arrivati a conferire i poteri a una rappresentanza politica senza mandato popolare, causando una insana guerriglia istituzionale, ma quello che nessuno di questi politici ha capito, è che, nessuna forza politica può rivendicare la legittimazione storica per potersi definire partito della Costituente. Quel sistema di partiti che la Carta Costituzionale elevò a costruttori della nuova società non c’è più.

In valore assoluto, lontano dalle esternazioni di Trump sui messicani o da quelle di Farage pro-Brexit, il populista non ha colore, e attenendosi al significato proprio e originario di questo termine (appellarsi alla popolazione), non vi trovo assolutamente niente di negativo o di criticabile.  Mentre quando chi usa questa parola oggi, le conferisce un significato dispregiativo, confondendola di fatto con un’altra parola, che in realtà è “demagogia“.

Quasi tutti i nuovi partiti nati negli ultimi anni, sia in Italia sia all’estero, sono associati al termine populismo. Populista è la Lega Nord o il Movimento 5 stelle, così come populista è Podemos in Spagna, lo UKIP in Gran Bretagna, oppure l’Alternative für Deutschland in Germania. Partiti che hanno una concezione della politica che ravvicini i cittadini alla cosa pubblica.


Se per populismo dunque si intende una concezione che dia la priorità agli interessi della popolazione anziché a quelli ristretti di una esigua élite di privilegiati, creati dal mondo economico, e retti da finanziamenti di tipo lobbistico, allora la cosa non è solo positiva ma ha anche un nome preciso “democrazia”

lunedì 20 febbraio 2017

A mia figlia, finalmente maggiorenne



Oggi vi voglio parlare di un uomo, che ad un certo punto, nella sua vita ha fatto irruzione una  creatura che gli ha stravolta l’esistenza. Ricordo ancora quei nove mesi trascorsi ad aspettarti, un tempo interminabile, ma tu ancora prima di nascere mi hai fatto capire quanto le cose belle meritano tempo, e che nello stesso momento rischi di perderle ancor prima di averne assaporata la bellezza.

 Nove mesi, un’attesa infinita, e sette minuti per perderti per sempre. Quei sette minuti infiniti, quando ormai pronti ad accoglierti, hai deciso di ripensarci, e il tuo cuore ha cominciato a rallentare, sette minuti in cui ho dovuto azzardare di giocarmi tutto, con la paura nel cuore di perdere per sempre la coppia di donne più belle e importanti della mia vita.

Oggi si chiude quel capitolo e inizierà una nuova storia cominciata 18 anni fa. Giustamente mi dici che non ti senti diversa da ieri, io invece è da un mese che trattengo il  respiro e nascondo l’emozione, perché questo per me  è l’inizio di una nuova tappa. Inizia da oggi il tuo essere donna per la società in cui viviamo, potrai votare, guidare, assumerti responsabilità e io mi preparo a fare un passo indietro e lasciarti prendere la rincorsa per spiccare finalmente il volo.

Dal momento in cui sei nata, la mia vita è ruotata intorno a te. Non c’è niente che io non abbia fatto per rassicurarti. Amati e non permettere mai a nessuno di farti sentire meno di quello che sei. Sei solo tu a controllare le tue emozioni e il tuo benessere. Solo tu hai il potere della tua vita.

Ti auguro il meglio che un padre possa desiderare per la propria figlia. Segui i tuoi sogni. Non rinunciare mai.


Felice compleanno, piccola mia. Dal tuo matusa

venerdì 10 febbraio 2017

Hora et dimentica, l’ipocrisia della chiesa cattolica



Prima di cominciare, permettetemi di fare una doverosa precisazione, in modo da evitare crociate non necessarie: non c’è l’ho con chi professa il cristianesimo. Sono cresciuto in una famiglia  fortemente cattolica, ricevendo un’educazione improntata sul rispetto dei sui rigidi principi, e quindi rispetto chi prende alla lettera quello che la Santa Romana Chiesa dice. Quello che proprio non digerisco è l’ipocrisia che permea la Chiesa Cattolica, i suoi prelati e tutte quelle persone che si ritengono detentori della verità assoluta, mentre tutti gli altri sono emeriti deficienti. Detto questo possiamo cominciare.

Papa Francesco afferma che: "La missione dei cristiani nella società è quella di dare sapore alla vita con la fede e nello stesso tempo di tenere lontani i germi inquinanti dell’egoismo, dell’invidia, della maldicenza "…  questa è fantastica! A rovinare la chiesa sarebbero le maldicenze,non la corruzione di alti prelati,la pedofilia,gli Hot party, i continui scandali,le ruberie, i superattici vista Colosseo di certi cardinali. Come sempre Papa Francesco predica bene e razzola male.

Non passa giorno che Papa Francesco non intervenga in merito all'accoglienza degli extracomunitari illegalmente approdati sulle coste italiane ed Europee. Di fronte a simili continue ingerenze del Romano Pontefice, potremmo anche noi come stato laico riconoscere la grande e millenaria sapienza giuridica della legislazione pontificia, adottando la norma vaticana vigente di cui Papa Francesco è Supremo Legislatore e Sovrano. Proponiamo pertanto che il Parlamento italiano approvi come legge della Repubblica il seguente testo già vigente nell'ordinamento vaticano:

Accessi limitati e solo in caso di permesso, rilasciato a totale discrezione dell'autorità costituita. Il permesso può essere rifiutato qualora ricorrano giusti motivi. Il permesso consente di rimanere nella Città del Vaticano per il tempo corrispondente alle esigenze in relazioni alle quali è stato concesso”. 

Faccio notare che è assolutamente identica a quello italiano.

Vogliamo parlare di misericordia, si perché anche quella ha un prezzo. Nell’anno  della Misericordia che non si è concluso da molto, quanti e quanti discorsi ab­biamo sentito su questa virtù! Ora, l’uomo è creatura dotata d’intelletto e di volontà e, quindi, libera e, perciò, responsa­bile dei propri atti. Ma un tale modo di concepire la misericordia divina non mi è chiaro, o perlomeno mi sfugge il senso:

E' la storia che arriva da Montemonaco, uno dei tanti comuni del centro Italia devastati dal terremoto, ebbene il Vescovo di San Benedetto del Tronto,  su richiesta del Sindaco aveva concesso in affitto  una casa accoglienza. (qui trovate l’articolo su il fatto quotidiano)

Fin qui potrebbe essere tutto normale, e ripeto potrebbe essere tutto normale, ma quello che io mi chiedo a questo vescovo, la misericordia nessuno l’ha insegnata? Già vero perché ai terremotati basta un semplice sostegno spirituale e qualche freddo comunicato di circostanza, non pretendono un attico vista colosseo!!

Sulla sfida più esplosiva e moralmente sovversiva della Chiesa Cattolica Romana “la pedofilia”,  Papa Francesco  ha fatto dichiarazioni forti sugli abusi sessuali. Ma le azioni per stabilire le vere responsabilità, sono state  troppo poche o del tutto inesistenti.  Non c’è un singolo vescovo che sia stato esplicitamente ritenuto responsabile o destituito. Ha provato ad istituire un tribunale speciale e ha fallito, La Cei ha sempre  cercato di negare o attutire. Raramente hanno diffuso note di denuncia, prese di distanza, e ancora più raramente  si registra qualche parola in favore delle vittime. Si preferisce il silenzio. Un garantismo che assomiglia un po’ troppo a una difesa della propria corporazione.

 sono fatti gravissimi, ancora più se a commetterli sono sacerdoti. Se un padre che abusa del figlio perde la patria potestà, è chiaro che un prete non può continuare a svolgere il suo ministero. È vero la legge permette percorsi di riabilitazioni, e su questo ne potremmo discuterne, sarei più  propenso al taglio dei genitali. Ma un prete pedofilo come può continuare a professare la fede.

E qui finisco, adesso se volete, sono pronto per la santa inquisizione. Accendete il falò e bruciatemi vivo

lunedì 6 febbraio 2017

Giustizia fai da te o intimamente cattivi?



Uno degli argomenti più caldi che unisce e divide l’Italia  è  la questione della giustizia fai da te

L’ultimo in ordine cronologico è ciò che è successo a Vasto provincia di Chieti, tutto comincia nel luglio del 2016 quando Roberta  muore in un incidente stradale, travolta dal  22enne Italo  Che a bordo della sua auto, passa con il rosso. il ragazzo si ferma a soccorrere Roberta e all'arrivo della stradale non risulta Aver assunto sostanze o essere Ubriaco. E Molto Importante ricordatelo.

A questo punto il ragazzo viene accusato di omicidio preterintenzionale, e non di omicidio stradale, questo perché secondo il codice penale non eri alla guida sotto l’effetto di sostanze anomale e quindi guidavi di m****, uccidendo qualcuno per il tuo comportamento del c****. Ma hai causato la morte di qualcuno ma non era mia intenzione, questo in sostanza e la differenza tra i due omicidi.

 Quando poi  nell'equazione si tuffa il popolo italico, a causa delle sue grandi metropoli con oltre 3000 abitanti, che organizza fiaccolate per chiedere giustizia, e leggere post su facebook dove la gente era indignata perché il ragazzo fosse ancora a piede libero.  Montando addirittura campagne d’odio, e a farsi giustizia da soli. Ecco che allora succede l’inevitabile, ecco che Fabio dopo aver freddato il ragazzo con un gesto romantico a detta di molti, deposita la pistola sulla tomba della moglie.

Ma vi rendete conto, di cosa state farfugliando?  qui parliamo di omicidio volontario premeditato, chi lo ha commesso  con ottima probabilità vedrà la sua vita distrutta. Dubito che aver appagato il senso di vendetta cambierà qualcosa, lui sarà in carcere noi tra 5 minuti stiamo facendo quello che abbiamo voglia di fare.

dall'altra c'è chi non giustifica l’omicidio, ma lo comprendi,  capisce come in determinate situazioni si sia spinti a reagire violentemente, tutti abbiamo dei cari tutti noi rischiamo di reagire in modo scomposto se qualcuno fa loro del male. Magari non condividi ma sai  capisci qual’ è il motivo alla base.

Il problema è che questo è un caso totalmente diverso la legge stava facendo il suo corso e il ragazzo avrebbe incontrato a giorni il giudice per l'udienza preliminare per  discutere il caso se essere rinviato a giudizio, magari essere solo ai domiciliari, oppure di non luogo a procedere. Questo non lo sapremo mai perché non c'è mai stata alcuna sentenza. Ma la cosa più importante è che in ogni caso Fabio con questo gesto non riporterà la moglie in vita, rammentatelo bene  la moglie non tornerà in vita.

Non credo che questo che sia successo, anche se ci colpisce in modo così profondo,  possa essere ammissibile. Esiste una linea sottilissima che separa la giustizia dalla vendetta che in nessun caso debba essere separata.



venerdì 3 febbraio 2017

la laicità



Le storie sono un surrogato delle religioni, questo perché abbiamo bisogno di un ordine soprannaturale, viviamo di schegge e trovare un punto fermo ci rassicura.  C’è una poesia di Giacomo Noventa che parla di un angelo è un demone e fa così :

io ho un  demonio è un angelo intorno a me, se l'angelo mi invita non posso dire di no se mi invita il demonio cosa faccio non vado.  e poi continua dicendo andare con l'uno o l'altro tanto sarò lo stesso l'angelo tira al diavolo e viceversa.

La laicità oggi, chi realmente conosce il suo vero significato, tutto sommato che differenza c’è tanto non cambia niente. Perché laicità di per sé è un senso etico credo, è una regola non scritta che ti tiene insieme e un codice che viene prima del genuflettersi verso l'Oriente o di farsi il segno della croce. Non importa quello che tu fai, se ti genufletti o ti fai il segno della croce, il problema nasce quando non capisci il vero significato della parola, sia a livello politico che sociale, quando riesci a restare al di sopra di ogni condizionamento ideologico. La laicità  non è soltanto sapere che risposta dare ai casi di coscienza e identità, è qualcosa che si è sedimentato nel tempo. E  se ne parliamo e perché non riusciamo a definirla a trovarla. Proprio come gli angeli o i demoni che tirano e ti attirano. Tutto sommato è facile credere ai fenomeni religiosi, anche perchè non sono tanto diversi dalla moda, è tutto pretaporter.


martedì 31 gennaio 2017

dal filosofo al ciarlatano


Spesso mi chiedo se quelli che partecipano ai corsi di life-strategies poi riescono a farsi riconoscere almeno qualche punticino di invalidità permanente?

Spero vivamente di si, anche perché davanti alla commissione medica hanno l’attenuante di aver pagato per farsi fare la life strategy. Spesso mi chiedo ma a cosa servono questi corsi, se poi la vita non è che l’esatto opposto di ciò che avviene mentre io sono troppo distratto a viverla.

Di fatto la filosofia è sempre esistita, la figura del filosofo sono sempre state ascritte a pensatori, maestri. Ma in questi ultimi anni, grazie all’avvento del web, questi “filosofi” sono cresciuti in modo esponenziali. Si perché i cosiddetti Guru, chi fa il maestro di vita, e che possono darti tutte le risposte alla vita, di fatto si appoggia alla filosofia. È importante quindi riuscire a capire chi è veramente filosofo e chi un ciarlatano, in modo da proteggere il deretano, altrimenti oltre ai soldi rischiate di veder persa anche la vostra verginità.

il filosofo quello vero parla sempre costantemente in primo luogo di fonti di opinioni di interpretazioni che lo contraddicono. Questo è un metodo ossessivo della filosofia da Cartesio a Spinoza da Hegel ad Heidegger, il filosofo è colui che prima di qualsiasi conquista, mette davanti tutti gli ostacoli li affronta di petto ne riconosce la concretezza. Dopo di chè, li riporta  al lettore o al suo discepolo e lo mette in condizioni pensare con la sua testa. Al contrario il ciarlatano è colui che non solo omette le fonti che lo contraddicono e lo smentiscono, ma utilizza il proprio metodo interpretativo per manipolare qualsiasi fonte in maniera tale da confutare le sue tesi.  Cioè il ciarlatano non si informa, non  discute su un argomento, ma  è in cerca di costanti conferme.  Allora non importa quale sia la sua teoria, l'importante è che ogni cosa intorno a lui, in qualche modo  alchemico è complicato gli diano ragione, e ogni contraddizione ogni obiezione diventano magicamente argomenti a favore della sua tesi farneticante.

ciarlatani sappiate che prima o poi tutti i fantasmi dei filosofi che avete  manipolato in maniera così subdola verranno a cercarvi per capire se realmente ci siete o ci fate.  

Non credo alla famiglia perfetta …. Amore svegliati ci sono le gocciole … ma credo in una coppia che litiga ed escono sbattendo la porta, ma dopo tornano per chiedere scusa. Non credo a chi la mattina appena alzato e ritiene di essere già pieno di energia, ma credo a chi spaccherebbe in due la sveglia che suona senza pietà.  Non credo a chi pretende di dirmi cosa sia giusto per me. Basta poco per rendersene conto, basta farsi un giro nel mondo reale, scoprirai che c’è un appiattimento di stili impressionanti.

Molti seguono questi guru proprio come farebbe tua figlia con il Gabry Ponte del momento. Hai mai dovuto accompagnare tua figlia  ad un concerto? A me è capitato, flotte  di nevrotici urlanti che si strappano i capelli anche se il loro idolo scorreggia al microfono


Sono convinto che finchè si è su un palcoscenico, reale o virtuale e quello che si vede è fatto di lustrini, papillon e tanta opulenza, non è e non può essere reale. perchè se un giorno, che auguro non arrivi mai, capitasse di dover scendere nel fango, sono convinto che rimarrebbe davvero ben poco.


lunedì 30 gennaio 2017

La post verità vi renderà post Liberi


Parliamo di post verità quel concetto secondo il quale qualsiasi contenuto qualsiasi verità qualsiasi dato qualsiasi fatto è impregnato della forma con cui viene esposto. Le verità quindi non esiste oppure se esiste non dobbiamo curarcene perché è molto più importante  la narrazione che ne facciamo.

oggi giorno viviamo in un'epoca in cui la post verità sta mostrando tutti i suoi aspetti le sue conseguenze sia quelle positive che quelle nefaste. Se da un lato abbiamo l'esplosione della cultura di massa come mezzo di comunicazione capillare dall'altra parte abbiamo le bufale prive di forme e contenuti o verità. Viviamo nell'epoca in cui in l'esperto il detentore della verità viene messo alla pari con l'opinionista.

Spesso anche quando vengono diffusi i dati, questi non bastano, perchè molto spesso sono meno importanti rispetto alla narrazione che sta alle loro spalle, e questo è un problema enorme perché le bufale che stanno dilagando esplodendo proprio da queste narrazioni.

l'epoca della post verità sta portando a una preoccupante escalation della falsa narrazione, le fonti che costruiscono le narrazioni che dovrebbero essere ricche di verità, non contano più nulla. Costantemente discuto con persone che condividono notizie false senza avere minimamente idea di quale sia la fonte che ha prodotto quella notizia, ma la cosa più incredibile è che molto spesso non si sono neanche posti il problema di chi avesse diffuso la notizia.

Spesso ci si informa non per mettere in discussione l’argomento, ma ci informiamo per trovare conferma di ciò che già pensiamo. A volte ci basta soltanto il titolo, e se ci conferma un'idea che già avevamo, ecco che il tasto condividi viene premuto senza pensarci due volte.  Ed ecco che dilaga la retorica del perché voglio allora posso.

Bisogna ridare centralità al concetto di incontro fra mente e realtà, senza questo bisogno spasmodico di svalutare l'una o l'altra, si tratta insomma di valorizzare la verità attraverso la narrazione  e non svalutarla. Altrimenti si rischia che  la verità diventa accesso solo per le  persone che condividono i loro sentieri. E spesso capita  che le persone si sono lasciati convincere da sentieri alternativi che purtroppo raccontano falsità.

La soluzione non è tanto eliminare dal tessuto democratico queste persone, sta invece nella necessità da parte di coloro che una verità ce l'hanno di rivedere il loro modo  con cui si arriva a quella verità. In modo tale che, chi oggi  segue altri sentieri e possa venire coinvolta in una storia diversa, in una narrazione efficace e che abbia come obiettivo finale,  come traguardo non la falsità la demagogia e il populismo.

Una cosa è certa, e che non è la verità ad essere relativa, ma  è la relatività ad essere vera, e per questo che credo nel valore della divulgazione ovvero in quell'atto che porta chi è detentore di conoscenze a diffonderle oltre ogni ragionevole dubbio, modificando il linguaggio, in modo tale che il messaggio raggiunga il maggior numero di persone.  questo perché il sentiero che ha portato un luminare della scienza  ad acquisire delle conoscenze, è  ben diverso di quello di una mamma impegnata ogni giorno a capire se bisogna o non bisogna vaccinare i propri figli.

Quello che non dobbiamo però affermare, è che la post verità non va censurata. Questa diventa pericolosa solo se viene lasciata in pasto ai mentecatti, altrimenti non  fa altro che disegnare un cambio di paradigma che ci impone di ampliare le nostre conoscenze e forse ampliare la prospettiva che finora abbiamo adottato intorno alle verità.