mercoledì 1 aprile 2015

Gli equivoci della spiritualità


Il mercatino delle cianfrusaglie spirituali pullula delle più affascinanti fantasie…ogni paese ha il suo, condito delle sue tradizioni. Nemmeno le religioni si sono salvate  dal fenomeno della globalizzazione.

Oggi così come viene percepito, il concetto di spiritualità,  é spesso sottoposto, in assoluta buona fede, a letture ambigue e riduttive, e contribuiscono a rendere l’uomo della massa, a non avvertire il bisogno della ricerca spirituale. 

Si sente ripetere frequentemente che l’uomo di oggi ha sete di spiritualità, ed é vero, ma spesso questa sete viene saziata con risposte esaltanti, con l’offerta di esperienze fuori del comune con la promessa di interventi miracolosi,  é questo non fa altro che diffondere equivoci.  

 In termini più generali, potrebbe essere confusa con gli innumerevoli,  sforzi di cui l’umanità ha sempre dato testimonianza. E non mancano neppure oggi impegni in tal senso, quando si pongono in atto energie per la pace, per la realizzazione di una fratellanza universale, quando si coordinano interventi del tutto gratuiti in favore di chi soffre.

Ma la spiritualità  ha alcune caratteristiche peculiari e proprie, che consentono di non confonderla con questo pur meraviglioso e diffuso impegno. La spiritualità  é vita secondo lo Spirito, é spiritualità di risposta e non di iniziativa. Ed implica la capacità di comprensione profonda delle domande esistenziali e la visione di livelli molteplici di coscienza. Essa  emerge verso una consapevolezza sempre più profonda della materia, della vita, del corpo, della mente, dell’anima e dello spirito.

 Forse molta parte del rifiuto nei confronti della spiritualità, dipende da questo equivoco di fondo, dalla pretesa, cioè, che essa si realizzi quando l’uomo compie sforzi sovrumani per raggiungere il trascendente ed entrare in contatto con esso.

Mentre la spiritualità è uno stato mentale creatosi a seguito della chiara, reale e palpabile nullità della nostra esistenza della quale è fin troppo evidente l’assenza di senso del nostro vivere.

La natura ha messo a disposizione della vita forme di autodifesa eccezionali ed ha la capacità di “autoripararsi”. Nell’uomo, animale sensibile, quasi sfuggente alla sua stessa natura creatrice, questa autoriparazione esistenziale che protende alla sopravvivenza, si chiama spiritualità, lavora sulle ferite dell’anima e le rimargina cercando nel mondo della fantasia una realtà che realtà mai potrà essere.

 Pare che quei mercatini citati all’inizio  siano in grado di offrire teorie e pratiche a basso costo ma altamente affidabili in termini di capacità di ritorno logico, affinché quei processi mentali possano far fluire liberamente la fandonia acquistata, trasformandola in realtà.