mercoledì 14 gennaio 2015

la legge di attrazione funziona?


Che la Legge di Attrazione sia solamente una moda passeggera?E se invece non è così? 

Basta guardarsi intorno per vedere lo sfacelo intorno a noi. Il sistema economico è collassato.  La qualità della vita per gli italiani sta peggiorando. Incertezza e paura dominano sovrane! La finanza pubblica ormai è ridotta all’osso, le aziende stanno fallendo una dopo l’altra, e Le imprese che ancora ce la fanno, funzionano perché aggirano il sistema, e comunque zavorrate da un deficit nelle infrastrutture. E la cosa peggiore in tutto questo, è che sono le tue tasche a pagarne le conseguenze. E come se non bastasse l’inflazione continua a correre, e anche se cerchi di risparmiare, per chi ci riesca ancora, il denaro vale sempre di meno e tutti gli sforzi risultano inutili.

Tornando allora alla domanda iniziale  … ma allora la legge di attrazione funziona?  No!!

Il nostro sistema è ormai obsoleto, bisognerebbe correre ai ripari, ma è pura utopia. Perché fin quando si pensa in piccolo,  fin quando la pubblica amministrazione è culturalmente arretrata, prima ancora che inefficiente. Non avrà   una visione di quel che il paese potrebbe  essere, e difficilmente si potrà vedere un cambiamento.

Questa è la visione mia personale, forse un po’ troppo cinica, ma tutto sommato veritiera.
Non c’è  bisogno di essere dei marziani, per poterlo intuire, ma quello che mi fa girare l’embolo, è sentire chi per diverso tempo è stato nella stanza dei comandi, dove avrebbe potuto ma non ha voluto o non ha potuto cambiar le cose. Ma quello che più di tutte mi regala una sana incazzatura, è sentire dire che i giovani accettano rassegnati. Insomma come suol dirsi “cornuti e mazziati”.  Non solo non hanno fatto nulla, senza nemmeno chiedere scusa. Ma al contrario rimproverano le nuove generazioni per essere dei bamboccioni.

Leggendo un articolo su un quotidiano nazionale, come immaginavo, sono tutt’altro che rassegnati. Ogni mese centinaia di giovani, si registrano agli uffici A.I.R.E. (associazione italiani residenti estero), e per più della metà hanno meno di 35 anni e nella maggior parte dei casi sono laureti. Molti partono per migliorarsi, per seguire un’occasione di lavoro, per specializzarsi, e se ne avranno la possibilità,  sono determinati a ritornare. Magari in una delle tante  imprese, che  malgrado la caduta verticale del nostro Pil non hanno smesso  di macinare lavoro, puntando sulle  innovazioni digitali, sulla ricerca e lo sviluppo.

Insomma i nostri giovani sono coloro che hanno deciso di essere prima di tutto se stessi, e cittadini della globalizzazione, utilizzando le proprie energie per inventare e sbagliare ogni giorno, partendo dal  basso. Sul volto l’aria disciolta di chi non chiede permesso  pronto a scardina il sistema.  E la prima vittima  sarà il cinismo di chi auspica che tutto cambi perché nulla si muova davvero.