martedì 19 maggio 2015

freedom



Come feto non sono nato libero, ero chiuso dentro una placenta e collegato a un cordone ombelicale. Poi è arrivato un giorno in cui quel cordone é stato tagliato, una simpatica infermiera ha scritto su un pezzo di carta che sono nato.

E che sono nato  in questo giorno e a quest’ora. Mi hanno fatto un bel certificato di nascita. é ho pensato:  "sono finalmente libero". Ma mi sbagliavo le mie limitazioni con il passare del tempo si sono ramificate. 

L’uomo nasce libero, dice Rousseau, ma ovunque vive incatenato. Ora, se abbia ragione  io non lo so,  fatto sta che non sono libero.  Non sono libero perché non posso uscire di casa senza documenti, Non sono libero perché osservo un sistema che non funziona. Non ho scelto io dove nascere, non ho scelto le regole del gioco, però sono costretto a giocarci. 

Non sono libero nemmeno da me stesso, perché la mente, si sa,  crea paure. Non sono libero nemmeno nell’amore, perché conosco bene quella bramosia, quella tossicodipendenza, che mi rende schiavo,  da un sorriso, una telefonata, un messaggio. E allora che cos’è la libertà di cui tutti parlano e di cui tutti sembrano essere così sicuri?

Forse la libertà consiste nel rendersi conto che non esiste e che bisogna procedere con molta ma molta cautela. l’immagine che ho della libertà non è tanto quella dell’essere umano in mezzo alla natura, stagliato contro il cielo, in direzione del sole e con le braccia aperte per abbracciare il mondo, che è tanto presente nell’immaginario collettivo. 

No, la mia immagine è piuttosto quella di un equilibrista che regge un vassoio pieno di bicchieri di cristallo sulla testa.