venerdì 14 agosto 2015

Il destino, Dio e il mio cane



Spesso mi fermo a pensare se abbiamo la libertà di decidere cosa fare, e nei momenti di maggiore isterismo mi spingo addirittura a voler capire quale è il senso della vita. 

Così anch’io, rientrando nella categoria dei folli, ho dedicato tempo, e per fortuna non denaro, a cercare di capire  se ciò che facevo era il risultato di una volontà della mia testardaggine, oppure era semplicemente  un binario prestabilito da parte del treno costitutivo della mia vita. Se fosse la seconda ipotesi, cioè l’assenza di ogni responsabilità dell’individuo su qualsiasi sua azione, egli risulterebbe un semplice esecutore coatto di un fatto prestabilito dal destino.

Il discorso diventa ancor più complicato, se in esso si introduce l’esistenza di Dio. Generalmente lo intendiamo come un’entità assoluta, eterna, creatrice dell’universo, degli esseri umani, degli eventi della storia. Ma allora, gli esseri umani sono semplici esecutori di azioni volute da Dio? 
Credo che mi stia sfuggendo qualcosa.
Sono ovviamente domande, ma alle quali viene data una risposta consolatoria: "Abbi fede in Dio, tu non puoi capire la grandezza di Dio" Oppure: "Dio ti ama, ti dà la sofferenza per provare la tua fede, perché ti vuole vicino a Lui".

Il risultato? Una gran confusione, e un profondo smarrimento, soprattutto tra chi vorrebbe credere in Dio e alla sua grandezza.

Per trovare la mia risposta, mi sono rifatto al mondo animale, e soprattutto ho preso in considerazione l’amico per eccellenza dell’uomo: il cane. Capace di donare  tanta gioia e procurare tanta tenerezza per la loro gioiosità, e trarne noi stessi  giovamento, per aver consentito la creazione di vite felici.  Ma poi la realtà arriva e presenta il conto, riproponendo la solita domanda: "Che senso ha avuto la sua vita"?
Il cane pensa di essere lui a decidere la sua vita, ma in effetti è solo padrone  di un aspetto minimo della sua esistenza. C’è  qualcuno al di sopra di lui che stabilisce ogni  fondamentale aspetto per ragioni che,  ben difficilmente potrà  immaginare.  Sei tu che decidi quando è ora di mangiare, o di andare a passeggio, o di andare dal veterinario!


l’esempio potrebbe apparire troppo lontano dalla realtà umana, ma basta un po’ di obbiettività, per capire che certe verità sono rilevabili dalle situazioni di vita di qualsiasi animale, perfino di quelle dell’uomo.


 È evidente che, l’esistenza umana è scandita dal "fare": fare tutte quelle cose che riteniamo giusto fare per difendere la nostra vita, i nostri ideali, i nostri affetti, le nostre cose. È importante comprendere che per modificare le cose c’è bisogno di coinvolgere le forze fisiche, di tirar fuori quel Kilogrammo che è presente in te. Un falegname che volesse fare una sedia si mette a tagliare pezzi di legno, a fissarli tra essi, e non aspetta che il destino faccia il suo corso o magari aspetta la volontà di Dio. 

Tutto questo ha anche  un aspetto particolarmente inquietante nell’esistenza: l’aleatorietà del futuro. Ovvero, che ciò che ci succede è imprevedibile e non dipendente dalla nostra volontà: noi possiamo sì attivarci per perseguire uno scopo, ma l’eventuale raggiungimento dell’obbiettivo dipende sempre da fattori esterni non prevedibili o non conoscibili a priori. In ogni modo nel momento in cui arrivo al confine della mia vita, e mi ritrovo a pagare dazio per poter oltrepassare, non resto con il rammarico di non averci almeno provato, perché la gioia è sempre gioia, anche se non deriva da comportamenti intelligenti, e statene certi che i miei non lo sono di certo. Lo diceva anche Lorenzo il Magnifico quando saggiamente diceva: "Chi vuol esser lieto sia, del doman non vè certezza".