domenica 16 agosto 2015

arte di strada, tra sacro e profano


Immancabilmente, anche quest'anno,  mi sono ritrovato a girare sul sagrato del Santuario più famoso del mantovano, appuntamento irrinunciabile per chi come me ama l'arte dei madonnari. Sorto sulle rive del Mincio, la dove in principio  c’era un rudimentale tempietto con dentro l'effige della Vergine, meta di pellegrinaggio per pescatori e boscaioli. 

Con il passare degli anni la fama dell'effige presto valicò i confini di quel borgo, la sua popolarità crebbe a dismisura tanto che, Francesco Gonzaga, per scongiurare l’incubo della peste, era il 1399, fece addirittura il voto di innalzare un sontuoso tempio. 

Da allora davanti al tempio, nel cuore dell’infuocata estate mantovana, il sacro e il profano s’incontrano. I madonnari coi gessetti da una parte, che costituisce un enorme laboratorio artis­tico all’aperto e la festa con le bancarelle dall’altra. E poi c'è chi arriva soltanto per fare colazione con  il tradizionale panino con il cotechino. 

I “Madon­nari”, erano  pellegrini che si guadagnavano il viaggio dipingendo madonne lungo le vie che li portavano verso mete lontane, immagini benedette in cambio di un tozzo di pane.

Oggi gli intenti devozionali sono solo ricordi lontani, ma i madonnari sono ancora degni di questo nome antico, che ha ancora odore di strade, libertà, di spiritualità.  

Sull’asfalto, creano grandi ripro­duzioni di quadri famosi d’arte sacra o immag­ini di pro­pria fan­ta­sia ded­i­cate alla Madonna, e qui  l'artista sempre più sudicio nel suo corpo a corpo col selciato, completa la sua opera abbagliante, una specie di miracolo. 

C'è giusto il tempo di uno scatto, per poi lasciare le opere in balia degli eventi atmos­ferici, des­ti­nate a sciogliersi al primo acquaz­zone, rima­nendo fedeli nella loro stesura iniziale, solo negli scatti fotografici. Ma l'arte di strada è anche questo, un ultimo flash su profili perfetti, prima che tutto svanisca prima del tempo....