lunedì 11 aprile 2016

Viaggio ai confini della follia umana


Sin da ragazzi ci hanno insegnato che sono le persone a fare la storia, forse è vero. Ma se fosse vero il contrario? Cioè che sono i luoghi che fanno le persone e suggeriscono le storie?


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Sono nato all’estero è cresciuto in un paesino della provincia di Salerno,  dove si conoscono un po’ tutti e dove lo svago principale è ascoltare il vicino che ascolta il vicino che ha sentito dire da tizio che il fratello del cognato della cugina di tizia…

Diversamente da molti miei coetanei ho avuto una famiglia eccezionale, dove la comunicazione era al primo posto e tutte le opinioni erano ascoltate anche se non condivise. Questo mi ha permesso di vedere il piccolo mondo che mi circondava con occhi diversi. Sono stato sempre considerato un eccentrico visionario, forse perché le norme non mi sono mai piaciute, ma mi adeguo come tutti, e vivo di nevrosi come tanti.


Così a 18 anni ho deciso di andar via, lavorare ovunque averi trovato, così sono stato in Africa, in Turchia,in Germania, ho girato mezzo mondo, fino a quando nel 1999, sono diventato stanziale; trasferendomi in un paesino della bassa Mantovana. Dove anche qui  lo svago principale è ascoltare il vicino che ascolta il vicino che ha sentito dire da tizio che il fratello del cognato della cugina di tizia …


Da diversi anni ho deciso di dedicare il mio tempo libero al volontariato, e ho conosciuto un “ragazzo” non più giovanissimo che ha trascorso gran parte della sua vita recluso in un ospedale psichiatrico, e che ha avuto la forza di uscirne sano, aggrappandosi all’unica cosa che non gli han potuto togliere, il suo talento per la pittura.

Spesso lo accompagno proprio in quel vecchio ospedale, che oggi è diventata la sede del servizio della fragilità sociali. Spesso si ferma davanti al padiglione dove era ospitato, un vecchio edificio ormai fatiscente ed abbandonato. Resta per qualche minuto in vero e proprio silenzio, e poi mi chiede: “senti le loro voci, senti i lamenti”.

E comincia il suo racconto:  quanti anni trascorsi a misurare le parole che ti uscivano dalla bocca, sorridere agli infermieri che sentendosi onnipotenti  cercavano di farmi perdere il controllo, per poi legarmi al letto. Quanta fatica fatta a cercare di rimanere lucido nonostante tartassato da psicofarmaci. Poi si ferma e mi guarda con aria seria, e dice: ti posso garantire che molti di noi siamo solo poveracci, e siamo nati  non per sfiga, non certo perché matti, ma perchè costretti a sopravvivere come cavie umane.


Se qualcuno di voi starà pensando che gente come violentatori o pedofili meritano questa fine, abbraccio la vostra causa, ma non è questo che intendo trasmettere. Ma di quanto la gente sia così superficiale, semplicemente perché se un problema non ci tocca, è molto facile fregarsene. Provo tristezza per gli arroganti e il loro ego, forse perché il confine che ci separa dalla follia è come un segno di matita, facile da cancellare senza accorgersene. I manicomi sono stati chiusi, ma i luoghi di reclusione esistono ancora, esistono muri e frontiere dove ributtare gli indesiderati, non parlo di immigrati, ma magari proprio del tuo vicino di casa ...