martedì 1 novembre 2016

ricomincio da qui



Ricomincio da qui…  da questi versi di Alda Merini, che in questo lunga assenza travagliata da mille preoccupazioni mi hanno portato giorno dopo giorno a metabolizzare quello che speri non arrivi mai. Voglio dedicare questo post a mio padre che da qualche giorno mi ha lasciato si un vuoto, ma una forza d’animo che non ha eguali.

Io come voi sono stata sorpresa
mentre rubavo la vita,
buttata fuori dal mio desiderio d’amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi ho pianto,
ho riso e ho sperato.
Io come voi mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno…

la follia è un fatto umano non può oggi racchiudersi in una patologia, dividendo per pura comodità i sani dai pazzi, ma riguarda ognuno di noi , perché la distanza che intercorre tra chi si ritiene mentalmente sano e chi viene ritenuto folle è separato da un filo sottilissimo.

Oggi viviamo in una società completamente impazzita dove la logica ha creato un sistema irrazionale, dove il funzionale ha preso il sopravvento, tanto da definire questo sistema “kafkiano” dettato da regole troppo spesso incomprensibili. Dove la lucida follia dell’uomo moderno che tutto calcola e riduce a concetti si contrappone alla stravaganza di chi ha cercato la vita senza chiedersi com’era, o come fare a possederla.

Folle, folle è colui che crede che il proprio io è senza limiti. Folle è colui che nonostante i propri viaggi mentali non riesce a ritrovare il sentiero di casa. Non chi abbandona la convenzione per un giorno, per indossare la sua vera essenza. Spesso ci perdiamo in parole che non conosciamo, le sfruttiamo solamente ma alla fine non le amiamo.


Allora io voglio essere un folle, se essere folli significa essere veri, di essere vivi, di prendersi i propri spazi, di avere il coraggio di urlare o di piangere. Di vivere nella vera incertezza e cercare di rendere reale il mio sogno. Quello  di invecchiare con alle spalle una vita vissuta che paga meno in denaro ma più di sorrisi, e non essere morto schiacciato da un sistema che non mi lascia dormire