giovedì 20 marzo 2014

COME SIAMO CAMBIATI NOI 40ENNI


Noi quarantenni che facciamo i conti con il tempo e con le abitudini di ieri, già cambiate.

Mi guarda come guardavo il nonno mentre raccontava della guerra o come guardavo mio padre cresciuto nel mondo diviso dalla cortina di ferro. La mia è la generazione cresciuta con Bin Laden: stiamo invecchiando assieme nella reciproca infelicità
ho 43 anni e come mi definisce mia figlia sono già “antico”.
Come mio nonno, che mi raccontava di quando c’era la guerra. Oppure come mio padre, quando mi racconta della prima volta che ha visto la televisione, in bianco e nero. spesso mi ritrovo a  parlare di quando ero bambino con mia figlia, e lei non ci crede che quando avevo la sua età non avevo il telefono cellulare, non sa nemmeno come erano fatti i gettoni per telefonare dalle cabine pubbliche.

Quanti anni saranno passati? Non così tanti… Ma tutto mi sembra essere improvvisamente cambiato. Mi sembra quasi una vita, se penso ai tempi di quando ero un bambino: il Papa non cambiava mai, Zoff era sempre il portiere titolare della Nazionale di calcio, così come il festival di Sanremo lo presentava sempre Pippo Baudo.

Non c’era internet, ma non c’erano nemmeno il computer in casa. Per essere rintracciabili si doveva tornare a casa, “ed in orario o eran guai”, non c’era modo di essere seguiti. Resta  terrorizzata a pensare a come vivevamo, quando non c’era Facebook o qualsiasi altro social-network. Mi guarda come io guardavo mio nonno quando mi raccontava della guerra, nei momenti in cui provo a raccontargli che il mondo era diviso in due e non era così facile viaggiare in certi paesi, perchè c’erano i muri che dividevano il mondo.

Sono cresciuto con la convinzione che tutto sarebbe migliorato. Dall’appartamento alla villetta a schiera. Dalla televisione a tubo catodico agli ultimi modelli super piatti. Da Rimini alle Maldive. E così via.
Mi rendo conto come, fino a quando hanno tirato giù il Muro di Berlino, sembrava di essere in guerra tra due parti, e tutto è cambiato dopo quegli anni. Alla fine gente come Andreotti e Craxi sono stati spazzati via dal muro di Berlino, non da tangentopoli. E da quel momento è iniziata un’altra fase, dove mi sono addormentato del tutto.

Ora che il mondo non era più diviso, si poteva viaggiare, andare in ogni paese, negli anni ’90 ho speso milioni di lire per viaggiare. Tanto avrei trovato un lavoro, avrei avuto tanti soldi e una pensione. Come i miei genitori, che avevano costruito una villetta, anche io potevo iniziare a fare i primi investimenti: comprare un auto di marca e puntare a una villetta in campagna.

A me è andata bene, perchè quando ho finito di studiare ho trovato subito da lavorare. E  lo stipendio aumentava, aumentava il lavoro e così anche i soldi. Sembrava che alla ricchezza non ci fosse mai fine. Ma vi rendete conto cosa può succedere quando hai un mito come Sylvester Stallone che crolla? Avete presente cosa significa crescere con Rambo e Rocky, e vedere che tutto quello in cui credi crolla da un giorno all’altro?

Quando avevo vent’anni mio padre mi disse che un giorno avrei avuto anche io una di quelle case delle famiglie americane, con il giardinetto davanti e una piscina sul retro. Questo, per me, era il futuro. Alla fine a me forse andrà bene. Forse ce la farò ad avere una pensione.


 Ho smesso di leggere i giornali, per non farmi impressionare dalle cattive notizie. Ma continuo a fare incubi. Delle volte sogno di avere cinquant’anni. Al mattino esco dalla mia villetta, con tanto di piscina e giardino, saluto la mia famiglia, il cane e mi avvio con una macchina decappottabile al lavoro. Sono vice direttore. Sono nel mio ufficio, accendo un sigaro e scopro di essere diventato il Direttore. Così mentre gli altri lavorano, io divento ricco. Insomma, è bellissimo. Peccato che a quel punto la sveglia suona, così mi alzo, mi infilo gli abiti da lavoro e, prima di uscire, mi lavo i denti. E come ogni giorno sogno di diventare direttore ……