martedì 8 luglio 2014

CHI HA TRADITO: LA LETTERATURA O LA SOCIETA'?



Nel labirinto, nel fiume oscuro, nel disordine e nell'errore, ecco dove siamo arrivati, almeno a giudicare dalla realtà. Il bello è, che ci sono arrivati anche quegli scrittori che avevano sognato un uomo composto, un uomo che avrebbe riconquistato una ragione. 



Penso a Pavese, quanti anni sono passati dalla sua morte volontaria, e alle sue ideologie sociali, poi penso a quelli che sono rimasti, e che non parlano più, almeno là dove e nel modo in cui dovrebbero farlo. E mi chiedo: chi ha tradito prima le speranze, la letteratura o la società? era in ritardo la letteratura che credeva di respirare in una società rinnovata? oppure è stata la società a disingannare la letteratura?


Non è questo che in fondo mi interessa, mi interessa un'altra cosa,  sapere il perchè ci  sono stati questi due fallimenti. Forse perchè non ci si rinnova!!  non bastano i buoni propositi ne la volontà, ci vuole qualcosa da ridire,  e che corrisponda a una verità interiore, a una verità  ""VERA"". 


Quando si parte per non sapere,  c'è già un velato dato di divertimento, che non tarderà  a produrre i suoi effetti. E' indispensabile considerare lo scrittore come qualcosa di vero, di necessario, e di utile, la realtà invece ci fa capire l'esatto contrario, per cui lo scrittore è una firma da reclutare o da sfruttare. Infatti è strano che oggi come oggi, gli unici richiami alla ragione vengano da chi postula oltre la ragione un altro dato di vita.


Ormai si è arrivati a tal punto, che mi sembra doveroso rompere il regime delle maschere, e delle finzioni e vedere lo scrittore per quello che è: non un mostro, non un angelo o un oggetto. Ma sarà possibile credere e dar fiducia?  Ecco dove lo scrittore deve chiedere aiuto alla società.