giovedì 10 luglio 2014

TOLLERANZA RELIZIOSA



Gli ideali religiosi come gli ideali politici, sono da considerare come valori supremi e tali da impegnare l’individuo fino al martirio.  Per questo motivo anche le religioni rappresentano un valore di parte, e perciò presunzione del possesso della verità, e non arretrano di fronte alla lotta per il trionfo della propria fede.


Le frontiere spirituali, come quelle politiche, che separano le chiese e le religioni sono state tracciate e indicate dalla guerra: tra l’Islam e la Cristianità, tra i regni cattolici e i protestanti. Esempi lampanti sono le Crociate: dietro il motivo religioso si nascondevano anche altri interessi, il desiderio di controllare il proficuo commercio con l’Oriente e la volontà della Chiesa di pacificare l’Europa.  Sembrava che il loro compito fosse quello di scannarsi a vicenda per il trionfo della vera religione.

Alla fine prevalse la saggezza, e si riconobbe che la religione non si poteva imporre con le armi o con pressioni di ogni genere. Nacque così il principio di tolleranza, consentire cioè ai meno di avere le loro idee religiose, i loro culti ecc…
Era un progresso all’eccidio, si sostituiva la convinzione che i diversamente credenti, potevano essere convertiti con metodi pacifici. Ma questo principio di tolleranza ha degli aspetti che non possono essere accettati, in fondo nessuna maggioranza religiosa può dare o non dare il consenso a  poter restare fedeli alla propria religione.

Oggi nel ventunesimo secolo, guardando al mondo che ci circonda,  noi occidentali assistiamo al fenomeno drammatico, pressocchè  incomprensibile di credenti nell’islam che con attentati suicidi cercano di uccidere il maggior numero possibile di “”nemici “”.  Li definiamo Kamikaze, e li associamo a terroristi o potremmo dire guerra non convenzionale.  Nel mondo islamico il termine usato e “”shahid””  e va tradotto come il  martire cristiano, come colui che tesmonia la sua fede anche a costo della vita, e va inquadrato  nella “”gihad”” (guerra santa) 
Quindi La tolleranza religiosa è il caso classico che dimostra come il separatismo,  sia l’unica soluzione possibile, basta richiamarsi alle tantissime guerre di religione. Non conta il sesso, il colore della pelle, le idee politiche, sociali, religiose ecc.: conta la compatibilità, cioè il colore delle idee, del proprio cervello
Oggi, tentando di superare la storia, molti parlano di tolleranza religiosa come se fosse un segno indistinguibile di civiltà. In realtà non è che una forma di
·        utopia
·        paura
·        interesse.
È una forma di interesse quando si evita lo scontro semplicemente per salvaguardare gli affari con un gruppo o una nazione.
È una forma di paura quando si evita il confronto e si rinuncia ai propri diritti per evitare la “forza” dell’altro.
Ma soprattutto è un’utopia. Quando qualcuno parla di tolleranza, perché non fa mente locale e analizza il significato reale del termine? Non si tollera un figlio, un coniuge o un amico. Tollerare significa sopportare. Quindi tolleranza vuol dire sopportazione dell’altrui idea religiosa. Ma, se questa ci provoca danno sopportazione vuol dire sottomissione.