sabato 12 luglio 2014

IL MITO DEL TEMPO LIBERO



Il tempo libero è un prodotto dell’automazione industriale. La storia del tempo libero ricorda quella dell’apprendista stregone. L’uomo istruito a metà e sedotto dalla prospettiva di essersi liberato dal lavoro, ha meccanizzato la sua opera e soppressa la fatica. Il lavoro è compiuto, l’ozio regna, ma l’apprendista stregone scopre presto di essere piombato in un incubo in cui le macchine rifiutano di fermarsi, in cui è condannato ad obbedire, e fatto ancor più grave è divorato dalla noia.  Così quello che potrebbe sembrare il trionfo del mito del tempo libero, il trionfo dell’antica soggezione dell’uomo verso la natura e la fatica, minaccia al contrario di diventare una tragedia di idee e di energie non realizzate.

Ecco che sopraggiunge l’inquietudine,  che ci afferra quando abbiamo del tempo libero e niente da fare, come lo definiscono gli americani il grande vuoto. Oggi il tempo libero non equivale a un’attività, ma pagato dal lavoro, equivale a un tempo reso disponibile.

Oggi la produzione di massa comporta inevitabilmente le distrazioni di massa, e se cinema e TV possono non essere da meno per volgarità e per violenza dei circhi dell’impero romano,  sono  molto più preoccupanti perché hanno il potere di imporre praticamente stili di comportamento a una intera popolazione.

 Infatti è sintomatico che la maggior parte delle persone in vacanza anziché fuggire dallo stress estenuante che ha dovuto subire durante l’intero arco di un anno, lo richiede, richiede per le sue ferie  luoghi affollati, altrimenti divorato dalla noia non saprà divertirsi, e soprattutto  poter continuare a stressarsi. Questo è un aspetto caratteristico del tempo libero, poiché in una società di massa le occasioni offerte per esprimersi sono molto limitate. La mia speranza e che un giorno quell’apprendista stregone possa giungere a conclusione del suo viaggio, riuscire a diventare un vero stregone, in modo tale da comprendere realmente il valore e il significato del tempo libero.