domenica 7 settembre 2014

LA FAMIGLIA NUCLEARE



La  famiglia  tradizionale,   la cosiddetta famiglia patriarcale, è oggi  più temuta  che  amata, non  la  si  combatte, ma  la  si dimentica. Essa si distingueva non solo  dall’estensione  dei rapporti di parentela, essa era una specie di  “”unità produttiva””. 
Ogni componente aveva un  compito ben preciso in base alle necessita e alle risorse della famiglia. Tutti facevano parte del patrimonio familiare, i maschi per la loro capacità lavorativa e le donne per la loro capacità procreative.

Con l’avvento della rivoluzione industriale, alle fattorie e alle botteghe si sono sostituite le fabbriche, facendo dilatare i centri urbani, inghiottendo quelle famiglie sradicate dalla campagna,  in squallide periferie. Sono gli anni del “boom” economico.
La causa fu la dispersione dei membri delle famiglie in luoghi di lavoro diversi, non riuscendo nè a mantenere vincoli durevoli con i propri parenti, nè a stabilirne altri con i vicini. Su cui dominava e domina onnipotente, ancora oggi,   ""la legge del profitto""

Questi limiti, vengono alla luce man mano che il nucleo familiare si assottiglia, e resta per così dire come un nocciolo spoglio della sua polpa. Le generazioni si separano, e le famiglie tendono a chiudersi nel suo nucleo biologico  (triangolo padre – madre – figlio).  Il nucleo si fa sempre più fragile,  perché ognuno dei suoi componenti, vive, durante il giorno, una vita separata, esposta  alle regole sempre più dure della competizione, accumulando tensioni che fatalmente si scaricano nei rapporti familiari.

Il padre riproduce l’autoritarismo, che subisce in ambito lavorativo, la madre insofferente della solitudine domestica, cerca sbocchi all’esterno e spesso non riesce a conciliare i tempi della sua vita, quello familiare e quello pubblico. I figli, a loro volta, riversano nel cerchio familiare l’aggressività e l’insoddisfazione che il mondo esterno provoca in loro.

Da circa cinquant’anni  questa corrosione del nucleo familiare, si è fatta più irresistibile, siamo entrati nella cosiddetta società dei consumi, dove i beni prodotti devono essere venduti altrimenti la macchina si ferma. Si devono incrementare i consumi, e perciò bisogna incrementare artificialmente i bisogni, così si investe nel lavoro (oggi assai raro) il tempo che fino ad ieri veniva dedicato alla famiglia, persino l’amore ne risente, il “”tempo amore””  è devastato dal “”tempo denaro””