sabato 2 novembre 2013

VIOLENZA? NO, GRAZIE






Premetto innanzitutto (a scanso di equivoci) che non intendo in nessun modo giustificare la violenza maschile sulle donne. Ma questo post vuole essere una provocazione verso colore che parlano solo di violenza sulle donne.

L’amore, quando messo in discussione, mette in crisi l’identità della coppia, trasformandosi spesso in violenza, e negli ultimi anni  occupa con costanza le prime pagine dei media, riportando all’attenzione dell’opinione pubblica un tema scottante e, purtroppo, mai sopito. Di solito, però, quando si utilizza questo termine ci si riferisce alla violenza contro le donne. E’ innegabile che, a livello statistico, gli episodi siano decisamente maggiore, ma rientrano a pieno diritto anche i casi di violenza sugli uomini da parte delle donne e costituisce l’altra faccia della medaglia, di cui spesso non si sente parlare.

Io penso che  la cattiveria, la prepotenza siano equamente distribuiti tra ambo i sessi. L’uomo è più forte fisicamente nel rapporto di coppia, e perciò tende ad usare la forza fisica per dominare, ma le donne usano altri mezzi per esercitare la loro violenza.

Alcuni potrebbero sorridere nel pensare a una evenienza del genere, ma non c’è proprio nulla di divertente in queste storie, quando i ruoli si invertono quel che resta in primo piano sono la violenza da un lato e la sofferenza dall’altro. Siamo abituati a considerare come vittime solo le donne, ma c’è una realtà sommersa che riguarda anche gli uomini come genere, che diventano oggetto di violenza,  ed ha caratteristiche molto diverse: è psicologica, fatta di ricatti, minacce, denigrazione, strumentalizzazione dei figli, raramente diventa fisica, «ma anche i casi di violenza vera e propria sono certamente di più di quanto appare»

Di violenza contro gli uomini si parla molto poco sui media, e le motivazioni dietro questo ‘silenzio’ sono di diversa natura. Innanzitutto, spesso si tende a banalizzare un argomento che è comunque grave, trasformandolo in oggetto di ironia e sminuendo le conseguenze di tali atti, qualora perpetrati da donne, e poi una notizia del genere sicuramente non avrebbe nessuna rilevanza a livello mediatico, vorresti mettere una donna picchiata o trucidata contro un uomo molestato o denigrato, e spesso, spinto dalla disperazione, e non così di rado, perdono la vita???  In secondo luogo (e non meno incisivo) bisogna evidenziare anche un fattore ‘vergogna’, che condiziona gli uomini vittime di abusi e li spinge spesso a non denunciare e a subire in silenzio. Il perché di questo atteggiamento è presto detto: nel pensare comune l’uomo è sempre stato l’elemento forte della coppia,  ammettere di essere vittime porterebbe in qualche modo a una ammissione di sconfitta, che non è solo dovuta alla paura, ma proprio al terrore di essere giudicati dagli altri, che sono poi anche alla radice dei problemi di quelle donne che non denunciano il compagno violento e continuano a subire in silenzio nel nome di non sa bene quale principio ‘morale’.

Non ha importanza, che nome diamo a queste violenze, l’importante è trovarsi d’accordo che, si tratti di un male sempre e comunque, e non va mai dimenticato!

“No contro ogni violenza deve essere il prossimo slogan”.

Vedere gli esseri umani indipendentemente dal genere lottare per un fine comune, eliminare quella piaga che, ancora oggi è così presente nella società moderna.


Resta comunque la domanda: “perché la coscienza sociale, la nostra coscienza, non è turbata quanto dovrebbe?