martedì 6 maggio 2014

EFFICIENZA: ""PREGIO O DIFETTO""


Viviamo nella società dell’abbondanza, ci continuano a martellare con l’ipotesi che tutto  “di più è meglio”, sembra di essere in quei programmi televisivi, americani, in cui ti presentano razioni enormi di cibo, e secondo tale logica è sinonimo di felicità.  A partire dagli anni cinquanta abbiamo avuto sempre di più. Il progresso materiale è in continuo aumento e ci offre ogni giorno sempre più opportunità di consumo.

Tutto ha avuto inizio negli anni sessanta quando fecero la comparsa i primi centri commerciali, e venne “”inventato il concetto dell’usa e getta””. Negli anni ottanta prese piede il tempo libero di massa, rappresentato dalla seconda casa al mare. Chissà nel prossimo millennio metteremo in vendita l’immortalità mediante la medicina genetica, insomma il progresso a tutta velocità.

Abbiamo sempre di più, vero, ma siamo realmente soddisfatti, siamo felici, o siamo stressati dal rincorrere illusioni materiali? Sembra proprio di no, ma tuttavia restiamo sempre dell’idea che la corretta evoluzione della specie sia direttamente proporzionale alle quantità di comodità che riusciamo ad ottenere.

Fin qua, siamo tutti d’accordo, che c’è un problema di fondo, bisogna consumare di meno, ma lo accettiamo solo in teoria, e non ci rendiamo conto che l’inganno è molto più insidioso di quel concetto feticista di efficienza. Del resto chi non crede nell’efficienza? Sarebbe meraviglioso se i treni viaggiassero sempre in orario, o che le città siano pulite, d’altronde non è forse vero che più c’è né e meglio è?


Ma guardiamo in faccia alla realtà, il rincorrere della perfezione, ci migliora la vita, o ci rende schiavi?  Basta paragonare quei paesi in cui hanno fatto dell’efficienza il loro cavallo di battaglia come la Germania e il Giappone,  e i paesi del sud del mondo dove tutto viene concepito secondo uno schema logico della rilassatezza. Parliamoci chiaro, un pò di efficienza va bene, ma quando è troppa rischia di diventare stressante e demenziale.