venerdì 29 marzo 2013

LA CRISI PUNTI ... DI VISTA


Solitamente quando sono a casa guardo programmi di cultura generale, 
ma ultimamente ho l'angoscia ad accendere il televisore.

Le uniche notizie che si sentono hanno come filo conduttore 
"la crisi" e allora senti notizie del genere:
“Vendite in calo anche nei discount”
“Disoccupazione ai massimi storici”
“Lavoratori senza stipendio da 8 mesi” insomma
“L’Italia è nella merda” però, poi penso A casa mia la crisi c’è sempre stata! Da quando ero piccolo! Mio padre lavorava in fabbrica e a casa mia il termine “cassa integrazione” è entrato che io ero piccolo. Ora se ne parla tanto, va assai di moda. Arrivate tardi, io ce l’avevo già. 
Mia madre invece, è sempre stata casalinga, e ha sempre portato avanti la casa.
La mia famiglia quindi, si è trovata nelle condizioni di “crisi” almeno con trent'anni d’anticipo. Certo, la casa era di proprietà e non c’era il mutuo, c’era la lira e non l’euro, ma a pensarci bene oggi, i miei genitori mandavano avanti una famiglia di quattro persone con mezzo stipendio, e mia madre arrotondava come poteva.
Eravamo in crisi.
Il piatto a tavola non mancava mai, ma non potevamo permetterci tante cose, in vacanza, per tanti anni non ci siamo andati, lo shopping si faceva solo due volte all’anno  non avevo mai le scarpe all’ultima moda, non c’erano cellulari o smartphone e il mio cellulare l’ho avuto che avevo venticinque anni,  i giocattoli arrivavano di solito solo per le occasioni importanti quali compleanno, onomastico, Natale, Pasqua. E quando arrivava qualcosa di extra per me era una sorpresa.
Si facevano delle rinunce, si dicevano parecchi “No”. Si spegnevano le luci e si raccomandava di stare poco tempo sotto la doccia.
Eppure a casa mia io non mi sono mai accorta della crisi. Si arrivava a fine mese contando gli spiccioli, ma era sempre luminosa, sul balcone c’erano sempre i fiori. E la crisi lì che guardava, chiusa fuori la porta, che spingeva per entrare e portare ansie e angosce. Mi chiedo quale potente incantesimo abbiano fatto i miei genitori per impedirle di entrare.
Forse la crisi della mia famiglia non è paragonabile a quella delle famiglie di oggi, Ricordo di non aver mai desiderato nulla, avevo tutto quello che volevo, ma quando succedeva, che desiderassi qualcosa, dovevo conquistarmelo, con un bel voto o aiutando mia madre. E tutto aveva un sapore diverso. Io avevo fatto un sacrificio per avere quello che desideravo, e anche i miei genitori per farmelo avere.
Mi viene da pensare, che non eravamo ai livelli di tante famiglie di oggi, ma anche che molti di quelli che stavano meglio di noi, sembravano molto più disastrati.
Mi viene da pensare che tanti, oggi, potrebbero vivere tranquillamente come facevamo io e la mia famiglia, che quando venivo promosso si festeggiava con una pizza. Eppure si desidera sempre di più e allora anche la parola “povertà” ha cambiato senso.
Il povero non è più quello che non può pagare il mutuo, quello va oltre la povertà. Il povero è quello che non può permettersi un cellulare ultimo modello, o un paio di scarpe di una determinata marca. Il povero è quello che in estate va a farei bagni, sulla spiaggia pubblica ovviamente.
Mi fanno girare i coglioni quelli che si lamentano e poi ti cacciano l’iPhone dalla tasca.
Mi spostano la nervatura quelli per cui la crisi è una moda, i finti poveri, che piangono pur di sentirsi “parte della società”. Quelli per cui la crisi significa fare un week end sulla neve in meno.
Apprezzo molto di più quelli che mi dicono “Sto mese ho guadagnato di meno, ma vaffanculo me lo compro lo stesso quel paio di scarpe!”.
La mia generazione sembra davvero l’ultima a conoscere il vero senso dei soldi, del meritarsi qualcosa, della fatica. Ma anche tra noi  c’è già qualcuno che non ha ben chiaro il concetto di “sacrificio”.