lunedì 9 dicembre 2013

DESERTI IN MEZZO AL MARE


NE’ SET FOTOGRAFICI, NE’ SCENARI POST BELLICI, MA EX CARECERI, MINIERE O LOCALITA’ COSI’ IMPERVIE DA ESSERE ABBITATE, SE VA BENE, SOLTANTO DA CAPRE. IL MEDITERRANEO E’ RICCO DI ISOLE COMPLETAMENTE ABBANDONATE.



Definite le perle del Mediterraneo. Isole quasi disabitate, dove la natura è intatta e le spiagge solitarie. Raggiungerle significa approdare in un mondo lontano dove gli unici rumori sono quelli del mare e del vento. A volte sono facilmente raggiungibili, come nel caso delle isole della Dalmazia, a volte più distanti e isolate come la turca Tersane. Da quelle trasformate in riserva naturale, a quelle private, dalle ex colonie penali come Pianosa, Asinara, Gyaros e  Makronisos, alle zone militari, passando per quelle d'interesse industriale. 

Ma al di là di quel che sono state, di quel che hanno rappresentato, e rappresentano, le isole costituiscono un patrimonio. Da mettere all’asta, per far cassa. In affitto o in vendita.  Su quegli angoli di paradiso, frequentemente luoghi naturali incontaminati,  si concentrano interessi, per così dire “pratici”.

Così accade   in Grecia. Dove la vendita delle 227 isole disabitate è uno degli escamotage per migliorare la posizione debitoria nei confronti dei creditori internazionali. Ovviamente non per realizzarvi delle oasi naturali. L’idea quella di costruirvi residenze per danarosi vip. 

Le isole continuano a rimanere spazi che seppure nelle evidenti differenze che li contraddistinguono sembrano accomunati da una certa “estraneità”. Da un’idea di territorio oscillante tra utilizzo e sfruttamento. Da politiche che, al di là dagli indirizzi seguiti dai vari stati, vedono in contrapposizione un’urbanistica dissennata e un ambientalismo cieco. Da un lato la commercializzazione immobiliare delle isole private offerte in vendita, e  forniti spesso di approdo per jacht, ville con piscina, eliporti. Dall’altro luoghi “fermi” nei quali la Natura non sembra voler lasciare spazio all’Uomo. Gli scheletri delle palazzine di Gunkanjima, come i penitenziari di Pianosa e Gyaros sono i resti dell’antropizzazione del passato di alcuni di quei luoghi. Per molti dei quali esiste, invece, “soltanto” la Natura.

In un ecosistema in equilibrio anche le isole dovrebbe avere un posto. Esito di una programmazione non soltanto territoriale ma anche culturale. Che a quanto sembra ancora non c’è quasi mai.