venerdì 7 febbraio 2014

STREGHE E MADONNE


Ci conformiamo agli stereotipi di genere della pubblicità e dei media, perchè siamo troppo stanchi e distratti per  accorgerci che l’evoluzione dei costumi  sta facendo un giro su se stessa.

Nonostante le aperture verso il terzo sesso, operato da diversi brand (soprattutto perchè le leggi economiche, più  che quelle etiche lo impongono), nonostante le immagini pubblicitarie di uomini che si intendono di detersivi e pannolini, e donne manager sempre troppo di fretta, in cuor nostro non ci siamo spostati più di tanto dall’immagine della famiglia felice degli anni ’50 (per intenderci la famiglia modello mulino bianco): il marito che porta a casa stipendio e la donna che cucina e rassetta casa.

La cosa più triste è che il marketing pubblicitario sembra essere più avanti dell’effettiva realtà delle cose. Al di la dei problemi familiari, il tempo dell’emancipazione femminile sembra essersi fermato. Essere a metà strada tra i paesi del nord Europa e lo Yemen delle spose bambine è come essere in mezzo alla dimensione spazio temporale del “vorrei ma non posso”, un guado melmoso di promesse non mantenute.

Non si può certo imputare alla pubblicità la creazione di modelli di comportamento, ma la si può comunque ritenere responsabile del rinforzo di quelli esistenti, l’esaltazione del corpo femminile, degli anni ’50, in poi, ha subito una parabola discendente, che non ha rispettato né il corpo, né le idee delle donne.

Gli anni del boom economico ci restituiscono l’immagine di una donna che guarda speranzosa verso il miglioramento della propria posizione sociale, negli anni ’70 non si era già più streghe, ma madonne, e le femministe rivendicavano una posizione che fosse quella di persona pensante ed indipendente. Un gran passo avanti, che però ha segnato un’inevitabile mascolinizzazione del genere femminile, che per ottenere gli stessi risultati del sesso forte ha dovuto tirar fuori gli attributi e mettere da parte, almeno per un po’, la sua indole femminile. 
Poi gli anni ’80 e ’90, e ancora il nuovo millennio, hanno tappezzato i muri delle città ed il nostro immaginario collettivo, di corpi senza anima, uno stereotipo ripetuto all’infinito, verosimile, quindi reale, mentre la mamma di famiglia rimane sempre uguale a se stessa e continua a preparare la colazione sulla tovaglia quadrettata, nonostante gli equilibri sociali siano cambiati, pensiamo alle famiglie allargate, alle mamme single, all’immigrazione ecc. ecc.

Trent’anni di macellazione sessuale che ben poco ha lasciato all’immaginazione, ci ha portato a credere che le donne devono portare la 38, e avere 5° di reggiseno e le labbra a canotto, tutto sommato delle bambole di carne e silicone, ancora santificate in cucina e dannate in tutte le altre stanze, come se il tempo non scorresse più, ed il “se non ora quando” si fosse trasformato crudelmente in un “per adesso non ci sperate”

Non bisogna però credere che i moti femminili abbiano alzato un polverone inutile. Grazie a coloro che negli anni Sessanta hanno portato avanti questa causa, si è arrivati a conquistare la libertà di scegliere se e come accedere a quelle aree di competenza prettamente maschili, come arruolarsi nell’esercito o diventare un manager di successo, solo per fare qualche esempio. Ma ora che le donne sanno di poterlo fare, scelgono spesso una vita completamente diversa, quella che conducevano le loro nonne. Da un punto di vista sociologico questo ritorno al passato può essere inteso come  un riappropriarsi dei ruoli scelti dalla natura per regolare la vita sociale degli individui: uomini e donne hanno caratteristiche fisiche e mentali diverse, adatte ad espletare compiti differenti.

Inoltre è sempre più attuale il discorso sull’importanza della famiglia quale nucleo portante della società. In un momento storico in cui due dei tre nuclei di aggregazione su cui si basa la collettività perdono prestigio (la Chiesa e i suoi scandali e la crisi economica e lavorativa che turba tutti i cittadini) la famiglia ritorna al centro del dibattito quotidiano in quanto elemento da difendere e proteggere, per riconquistare quella stabilità sociale e psicologica che è stata messa in pericolo. Quindi  la donna non è più una strega ma un’abile madonna che sa al tempo stesso essere strega pronta a tirar furori artigli per difendere come ha sempre fatto il suo stato.

Signore e signori, queste sono le donne: un secolo fa abili massaie, poco dopo decise rivoluzionarie e oggi istruite casalinghe. Se è vero che la storia si ripete e che la vita non smetterà mai di sorprenderci … quale sarà la prossima tappa?