mercoledì 22 marzo 2017

Chiedi al tuo algoritmo


Ti alzi, scrivi decine di e-mail, invii messaggi su Facebook,  Whatsapp,  Twitter,  Telegram etc. Un algoritmo li filtra, determina cosa ti piace e sceglie per te cosa desideri.

Sembra che le nostre sorti quotidiane siano sempre più legate agli algoritmi: è per colpa di un algoritmo, per esempio, se tanti insegnanti sono stati inviati a disbrigare la loro missione pedagogica a migliaia di chilometri di distanza dalla sede di residenza; è per colpa di un algoritmo se, in diversi ospedali, le ecografie alle donne già incinte di due mesi vengono fissate alla fine della gravidanza; è per colpa di un algoritmo se le Ferrovie dello Stato hanno incrementato in maniera sproporzionata il costo dei biglietti (anche se, trattandosi di strade ferrate, non escluderemmo qualche problema col calcolo binario). Hanno persino  trovano applicazione nella televisione, per individuare i personaggi più idonei a condurre spettacoli e rubriche, analizzandone preparazione e condotta di vita: accade così che, dopo aver vagliato il curriculum di tutti, l'algoritmo utilizzato  mi abbia indicato  come il soggetto più idoneo a sostituire, a decorrere dalla prossima stagione televisiva, Lucia Annunziata, nella trasmissione in mezz’ora.

Dunque,  sono le storie che ci raccontiamo a determinare le  nostre  percezioni, molto più di tante inascoltate analisi scientifiche. E a guidare questo storytelling è la nuova versione del capitalismo.

Ma come in ogni tumultuosa fase di passaggio, se è certo ciò che ci si lascia alle spalle, non è altrettanto certo ciò che si ha davanti.  E quando l’immagine dell’avvenire pare troppo nitida, sorge il dubbio che a renderla tale provveda un inganno prospettico,  figlio di un certo feticismo tecnologico, di uno storytelling intriso d’ottimismo, che può ottenebrare persino il pensiero critico.

Ma è davvero possibile compiere la scelta migliore sempre? E soprattutto migliore rispetto a cosa? Esiste un migliore assoluto o un’infinità di possibili migliori tanti quanti sono gli scenari che si aprono davanti alle preferenze di vita di ciascun individuo?


In ogni modo, buon algoritmo a tutti! Si perché è più semplice nascondersi dietro alla complessità di un applicativo di ultima generazione che dover fare appello a fattori meravigliosamente ed esclusivamente umani come l’esperienza, la sensibilità, la capacità di comprendere a fondo le persone che abbiamo davanti.