venerdì 10 marzo 2017

Gli animali vanno trattati da tali, con rispetto e senso civico



Mi colpì una volta la frase di una vecchietta: “Una donna o ama gli animali o mette al mondo dei bambini”. Riduttiva come ogni provocazione, ma a volerla analizzare contiene più di qualche verità.

Pensate a questa frase, a mio avviso detestabile: “Sono meglio le bestie che le persone”. Secondo gli analisti, l’uomo oggi vive in una sorta di  parossismo, sfociando in una  forma di asocialità e di disturbo. In parole povere, non difendere chi non ha coscienza è un modo per dimostrare la sua pochezza. Questi per me sono concetti da censurare al pari della pedopornografia, per la loro pericolosità psicologica.

Penso che sia necessario un  distinguo tra chi difende con coraggio gli animali, cercando un  equilibrio tra specie, e chi di questa battaglia ne fa il proprio totem per annegare le proprie frustrazioni. Per secoli il rapporto tra specie si è consumato in una serena convivenza, lontana da morbosità. Giusto che le emergenze  abbiano provocato la nascita di una diffusa coscienza, ma una cosa è provare piacere ad accarezzare un cucciolo, o salvare un leone marino, un’altra è divinizzare gli animali.


Gli animali vanno trattati da tali, con rispetto e senso civico ma mantenendo le distanze. Questo è a mio avviso il modo più conveniente di amarli. Compiango chi ci si relaziona con loro come se lo facesse con un proprio simile, dimostrando la sua inadeguata partecipazione alla vita  sociale.