mercoledì 29 ottobre 2014

L'UOMO E LA SUA SOLITUDINE



L’uomo sembra aver dichiarato fallimento non solo nella società del benessere, la società del veleno e dell’inquietudine, ma anche in quelle che vantano una volontà di collaborazione e di comunione. Del resto non poteva essere diversamente, si è soli  quando fra il senso della vita e l’esistenza quotidiana si è costruito un muro di divisione e si è soli quando si da in partenza alla vita un scopo puramente pratico.



La nostra è la solitudine di chi ha sciupato, di chi ha dimenticato, di chi ha visto e non ha conosciuto il dramma.  Naturalmente l’uomo obbedisce almeno apparentemente a dei controlli, perché è inimmaginabile una società priva di riti, privi interessi e con una certa retorica. Ma prendete quell’uomo, e andate sul fondo, immaginate lo spettacolo quando si spoglia degli “”abiti curiali””.  E qui che nasce la vera storia, una storia crudele al punto che nessuno vi si vuole specchiare e riconoscere.  Tutto è racchiuso nella negazione di accettare se stessi, ma è una forza che potrebbe aiutare l’uomo se accettasse il confronto con il suo specchio.