venerdì 16 ottobre 2015

Fame di pane e di educazione, sete di dignità


Quanto cammino percorso da quel lontano 16 ottobre 1985, anno in cui i rappresentanti di quarantaquattro Paesi furono invitati a firmare l’atto costitutivo delle organizazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. 


Tutti siamo testimoni delle importanti realizzazioni compiute dalla FAO, la progressiva sua espansione, il suo costante dinamismo, l’arditezza delle sue vedute, la varietà e l’ampiezza delle sue azioni.

Ma nonostante il senso di fraternità universale, che sono i moventi delle sue iniziative, non riescono a tenere il passo  con le sfide dei nostri tempi: a man mano che gli sforzi aumentano, la popolazione mondiale si moltiplica,  e la miseria si accresce. E mentre un piccolo numero di uomini è colmo di risorse incessantemente crescenti, una parte sempre più considerevole continua ad avere fame di pane e di educazione ed avere sete di dignità.

Una utilizzazione più razionale delle risorse, uno sfruttamento meglio concepito delle terre e delle acque, delle foreste e degli oceani, una migliore produttività delle culture, della pesca e dell’allevamento, fornirebbero certamente derrate di maggiore qualità e in maggior quantità. Ma come sappiamo i bisogni sono aumentati, sotto la doppia pressione di una ascesa demografica assai rapida e di un consumo la cui curva segue la progressione delle entrate.

Quindi sembra quasi indiscutibile, che il miglioramento della fertilità del suolo, lo sforzo di selezionare cereali ad alto rendimento, lo sfruttamento dei mari e dei fiumi, sembrano richiamare la previsione del vecchio profeta dell’epoca rurale:  “il deserto rifiorirà”