lunedì 12 ottobre 2015

incongruenze di una morale di Stato


Ha lo stato, attraverso i suoi organi legislativi e giuridici, la capacità di garantire e rafforzare la moralità dei cittadini?


 Questa domanda è sullo sfondo di molte questioni che oggi si dibattono, l’intervento dello Stato, nella forma di nuove leggi più restrittive è spesso invocata come rimedio decisivo contro il dilagare della “immoralità”. 

Questo oggi avviene soprattutto nel campo della morale sessuale, che secondo i più puritani, appare seriamente minacciata nei suoi valori tradizionali. Si invocano provvedimenti contro il dilagare della prostituzione, dell’omosessualità, della fornicazione.

In realtà, sul rapporto tra diritto e morale, tutte le legislazioni dimostrano gravi incongruenze, se lo Stato fosse  il paladino della morale dovrebbe condannare tutti i sette peccati capitali (lussuria, accidia, superbia, ira, invidia, avarizia e gola), che sono anch’essi gravi difetti anche dal punto di vista di un’etica laica.

Il rapporto sessuale tra marito e moglie, che non è immorale, lo diventa se esso viene consumato in pubblico con relativa condanna di atti osceni in luogo pubblico.  L’omosessualità tra adulti, che non è reato se praticata in modo consenziente,  viene invece considerata una pratica immorale, ne tanto meno risulta reato la convivenza tra due persone di sesso diverso, ma agli occhi dei più che ritengono il sacro vincolo di matrimonio sacro e indissolubile, diventa un azione immorale.

Come già detto prima, se lo Stato fosse il paladino della moralità, dovrebbe considerare immorale, e quindi reato, ogni azione difforme al comune sentimento cristiano. E il primo fra tutti dovrebbe essere la critica, pubblica o privata, di ciò che sia etico o no.
Che cosa può fare allora lo Stato per garantire la moralità? Secondo una logica,  potrebbe prevedere e colpire soltanto il danno che l’azione infligge ad altri individui, può tramite le sue strutture costituire un sistema di difesa per chiunque sia vittima di ingiustizia, di violenza, di frode. Ma dove non c’è vittima e non c’è offensore lo Stato non può intervenire per salvare una qualsiasi tavola di valori morali. Il dovere dello Stato deve essere semplicemente quello di contrastare le azioni debitamente accertate,  che possano ledere altre persone.

Quindi tutte le pratiche sessuali, se consenziente, non possono essere considerato immorale, e quindi punibile o ancor più grave non godere degli stessi diritti di chi secondo una propria etica, definisce questa pratica immorale. 

La questiono non potrà certo essere risolta con la forza o con la maggioranza dei voti, deve rimanere in una società libera, continuamente aperta alla critica e alla discussione, la pace, la benevolenza, il rispetto reciproco, l’uguaglianza di diritti e doveri, sono valori che non possono essere imposti con la coazione, perché, la Violenza morale o fisica, nega la libertà d’azione (sempre nei limiti imposti dalla legge).


Lo Stato può solamente eliminare gli ostacoli, che spesso ha opposto, alla loro realizzazione. Leggi troppo restrittive in materia morale, non farebbero, specie in una società in trasformazione, che moltiplicare i reati senza alcun beneficio per la morale autentica.