mercoledì 9 dicembre 2015

giubileo e la sua prosaica banalità


Rimane un rito o conta veramente aprire la porta santa? 

Per me che sono appassionato di storia, e ho la cattiva abitudine di pormi troppo domande, ci sarà qualcuno che mi dia una risposta razionale e non ideologica a questo evento che sembra solo l'ennesimo effetto mediatico? Una kermesse che costa migliaia di miliardi ai contribuenti italiani e arricchisce Vaticano, commercianti e albergatori. Come del resto è sempre stato fin dal 1300, quando fu lanciato per la prima volta da Celestino V. Il quale concedeva l’indulgenza plenaria a chi andava a visitare la sua abbazia, quella di Collemaggio, che è vicino all’Aquila. Seguito sulla stessa falsa riga dal suo successore Papa Bonifacio

Oggi, storditi e militarizzati, possiamo solo cercare di evitare il peggio, di proteggerci dalla melassa dei giornali italiani, dalla spettacolarizzazione di una sofferenza personale deformata in peccato da perdonare. Possiamo solo cercare di capire come e perché siamo arrivati a questo. Come e perché Celestino V, si inventò la prima “perdonanza”.  la “grande indulgenza”, e  cioè  la salvezza dell’anima ma anche del corpo. Perché con l’indulgenza plenaria si cancellavano per intero gli effetti negativi  di qualsiasi peccato. Più o meno lo stesso trattamento che veniva riservato a chi partiva per la Crociata. Perché la paura dell’inferno era ed è forte, connaturata a questo mondo e bene incrapettata negli animi dei credenti. Quindi, l’idea di ottenere l’indulgenza plenaria che vale anche per l’assassino, per il truffatore o per chiunque abbia commesso un reato, purché si rechi a  visitare le  quattro basiliche, era ed è irresistibile.

Eccezioni? Certo! Erano esclusi dalla salvezza: i cristiani che commerciavano con i Saraceni, il re Federico di Sicilia, con tutti i siciliani e i Colonna. Insomma, il giubileo sin dal suo “concepimento” fu legato a logiche di consolidamento del potere, non solo economico 

Molto si potrà leggere, e troppo vi faranno vedere nelle televisioni, della saga dei pellegrini che  andranno a  Roma, a mondarsi dei peccati, stipati dentro grandi bisonti, con tanto di cesso e Tv,  con ognuno dentro  54 penitenti,  e una ragazzotta parlante al microfono. Tutto  sarà preconfezionato e servito bello e pulito, una gigantesca operazione di  disinformazione per l’edificazione del popolo coglione.

Quello che trovo più tremendo, nella sua prosaica banalità è che Roma, con tutti i miliardi spesi per sopperire alle pretese del Vaticano, non riesca a sistemare una delle cose per le quali è tristemente famosa in tutto il mondo: i vespasiani (comunemente chiamati cessi). Che non funzionano, sono chiusi, o quando sono aperti sono sporchi, spesso indecenti. Perché hai voglia la remissione dei peccati, hai voglia la benedizione papale, hai voglia gli spettacoli giubilari con cori celestiali, ma quando il pellegrino deve fare la pipì  non ci sono peccati che reggano.

Mentre scrivo, continua sotto il Gianicolo, la grottesca saga della vendetta di Agrippina, che cerca di fermare la folla che pretende di  entrare  al supermercato del Papa,  mentre le televisioni ci martelleranno  con le dirette di masse osannanti, pronti a sventolare vessilli proprio come fanno gli ultras o come quel gruppo  di  Jihadisti che minaccia tutto il mondo occidentale. Roma eterna sopporterà anche questo. Roma ladrona s'approfitterà anche di questo.


Il paradosso buffo, alla radice dei Giubilei è che la chiesa di Roma che si arroga il diritto di «liberare dai peccati» è lei, secolo dopo secolo, la più sfacciata peccatrice sulla terra. Non ultima cosa che tacciono, è il fatto che la chiesa di Roma, intesa come potere temporale, è stata uno degli stati più corrotti, venali, disonesti, cupi e pesanti, del mondo, dall’uso sistematico e plateale della corda, della gogna, del boia, alla sistematica oppressione e soppressione e di ogni tipo di eresia alla ghettizzazione degli ebrei, al sanfedismo medievale più bieco... sotto la faccia buonista del papa  in versione mediatica un occhio anche solo un po’ attento vede subito l’integralismo e un cattocomunismo che affiorano trionfanti.