giovedì 3 dicembre 2015

Raccontare e raccontarsi attraverso oggetti e parole.


Ciascuno porta avanti quotidianamente un lavoro involontario di memoria, inventando ogni momento tempi, spazi e ritualità del raccontare, ed è qui che la nostra (auto)biografia raccoglie la nostra identità.

 Ogni vita, infatti, traccia un racconto che non calca mai gli stessi passi di un altro, seguendo senza prevedere lo scorrere delle azioni, e ordina l'esperienza vissuta. Ecco che un diario, una fotografia, un disegno, un soprammobile, offrono un orizzonte sul quale il significato stesso della vita si costruisce, e a  ben guardare, infatti, i racconti fecondano quasi ogni settore dell'esistenza e la cultura stessa non è che un intreccio di narrazioni.

Ho voluto fare questa piccola premessa, per raccontarvi una mia esperienza vissuta, presso un centro anziani, dove ognuno di loro per alcune settimane ha portato un oggetto da casa che lo rappresentasse, e da qui ne sono nate delle bellissime storie:

Alessandro, scultore,  che crea le sue sculture dalle radici degli alberi, e quella  radice raccontano qualcosa di lui e della sua anima e delle sue radici. Francesca, che scrive ogni giorno sul suo diario dei malanni del suo corpo,  oppure Giovanni che ama disegnare lettere, linee, spirali e che sembrano tutte messe lì a caso, ma ogni frammento per lui ha un senso. Poi c’è Simone che porta i sassi dal vialetto di casa insieme ad un guscio di lumaca, per raccontare del suo tempo che è fermo. Poi abbiamo Luca Architetto in pensione,  che ci racconta con disegni precisi la sua vita alternando un capitolo tragico con uno gioioso. Infine Cristina, professoressa di Matematica, il suo sogno è quello di incontrare un premio Nobel, per proporgli i suoi arditi scritti su come salvare il mondo.

Il mio oggetto è stata una scacchiera, perche come su una scacchiera, la vita è lenta e quando hai il terrore di perdere tutto, stai ben certo che perderai tutto  con estrema facilità e velocità. Gli scacchi mi hanno insegnato a pensare con la mia testa e a mettere in discussione le idee più popolari, cercando di trovare sempre alternative migliori. La scacchiera è l’unico giudice inappellabile: una mossa non è buona perché l’ha detto qualcuno, ma perché funziona e porta dei vantaggi.  Il momento più difficile della partita inizia quando il re viene circondato, sono le regole del gioco. Ma le regole vogliono che si vada avanti. Ho ancora la regina con me, e la possibilità di perdere c'è. Ed è per questo che mi muoverò veloce prima che qualcuno possa gridarmi " Scacco a Re"! Giocherò di intelligenza, fino a quando sarò io a dire pacato  " Scacco Matto"

Ho imparato una cosa da questa bellissima esperienza, che il sogno personale può diventare collettivo, e che è possibile condividere invece di dividere, e soprattutto che la memoria del passato diventa memoria del futuro.