giovedì 24 dicembre 2015

il fatale destino delle religioni


Apro questo post con l’introduzione  alla  Summa Theologiaie di San Tommaso d’Aquino, questo gentiluomo è considerato il principe dei teologi. Era un mistico ed oggi un santo canonizzato, direi che le basi sono solide per cominciare:

"Quia de deo scire non possumus quid sit, sed quid non sit, non possumus considerare de deo, quomodo sit sed quomodo non sit."

 [siccome di Dio non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come egli sia, ma piuttosto come non sia.]

Questo dovrebbe essere il vero approdo alla conoscenza umana di Dio: sapere che non conosciamo Dio. Dove voglio arrivare? Alla consapevolezza e alla realtà che ci circonda. È  essenziale osservare la realtà, ed uscire da qui rigidi schemi che tutti noi abbiamo creato, e non essere prigionieri dei nostri concetti. In tutta onestà, per me, Dio è stato sempre un mistero assoluto,  nessuno mai potrà capirlo, abbiamo degli indizi, ma continuiamo a fare tentativi incerti e inadeguati per esprimere in parole il suo mistero.

Persino le nostre domande possono risultare assurde. Perché? Semplice, è come se ad una persona cieca dalla nascita, chiedereste se il colore verde è caldo o freddo. Il cieco non ha né parole né concetti che rappresentino un colore di cui non ha idea, né intuizione, né esperienza, gli si può parlare solo per mezzo di analogie. In India, c’è un detto sancrito che descrive questo tipo di concetto: “”quello no, quello no””, questo concetto si basa sull’arte dell’analogia e dei paragoni.

Più persone hanno provato a dare una definizione alla parola Dio, ottenendo le più svariate risposte, c’è chi dice "non lo so", chi risponde che "non esiste"  altri affermeranno che credono per "fede". ma nessuno riesce a  dimostrarlo se non dietro una falsa risposta. I credenti alla richiesta di dire "dov’e’", rispondono "e’ nei cieli", ma quando si chiede loro quali sono o dove sono questi cieli, non sanno rispondere. Non parliamo poi delle domande del tipo: chi e’ Dio o cosa e’, oppure hai mai visto Dio? Anche coloro che si reputano teologi non sanno rispondere completamente e coerentemente a questi interrogativi. Di fronte a queste realtà, il vero credente deve porsi una precisa considerazione: si tratta di qualche cosa che non si conosce, non si e’ visto, ne’ toccato, ne’ si sa definire con precisione. di conseguenza è evidente che non ha senso fare affermazioni  fideistiche o ateistiche se non siamo in grado di dimostrarle. E’ il caso d’intraprendere un’altra strada per cercare di avere una risposta esauriente e comprensibile, per poter prendere maggiore coscienza su questo problema.

Per riscoprire la vera essenza etimologica della parola Dio, si deve risalire nel passato, ai vari "etimi" nelle varie lingue, le più antiche possibili e riprendere conoscenza sulle molteplici definizioni usate dall’uomo per questa parola nel corso dei tempi. Ecco qual è il vero approdo alla parola Dio, sapere che non sappiamo, invece la nostra tragedia e che pretendiamo di sapere troppo, arrivando a vere e proprie dispute religiose, non sulla realtà dei fatti, ma su concetti astratti da parte dei vari gruppi religiosi. Mentre il vero significato dovrebbe accumunare tutti.

Ma se il cristianesimo si riduce solo alle messe festive, se l'islam si riduce a quale piede spingere avanti per primo entrando in un gabinetto, se il buddismo si riduce a non mangiare carne e l'ebraismo al dondolarsi davanti a un muro... quali cose possono mai trovare in comune i fedeli di queste religioni? Quello che avevano in comune l'hanno dimenticato!

Questo è il fatale destino di tutte le religioni. Invecchiando hanno dimenticato 
la sostanza, e si attaccano disperatamente alla forma. In queste condizioni è
impossibile accordarsi sulla base delle cose che si hanno in comune, perché le religioni in comune hanno la sostanza, non la forma..